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Fumo, alcol, gioco d’azzardo: quando un Paese prende di mira il nostro lato B

Il recente dibattito sulla liberalizzazione delle droghe leggere è quanto di più stucchevole e ipocrita possa produrre l’umano pensiero. Condividere o meno le posizioni in materia, siano esse pro o contro, poco mi interessa, al momento trovo più stimolante riflettere sulla coerenza delle idee piuttosto che sul loro contenuto: esercizio tutt’altro che facile di fronte a simili argomenti, visto e considerato che gli ostruzionisti del fumo libero sono esattamente le stesse persone che con nonchalance sostengono (o, quantomeno, non ostacolano) la libera circolazione di tabacco, alcol e gioco d’azzardo. E magari, lontano da occhi indiscreti, qualche bella cannetta se la sparano pure loro.
Per farsi un’idea sullo stato dell’arte basterebbe leggere il recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal quale si evince un dato a dir poco drammatico: secondo l’OMS, a livello mondiale circa l’80% delle famiglie deve fare i conti, entro il secondo grado di parentela, con almeno un caso di tossicodipendenza, o alcolismo, o ludopatia, o malattia grave conseguente al tabagismo. In molti casi i fattori di rischio si incrociano e si sommano, innescando quello che gli esperti definiscono problema complesso.
Se tale premessa è talmente cruda da inacidire ulteriomente benpensanti e malpensanti, la riflessione che ne consegue non può che farsi ancora più spigolosa: quando una società impiega più energie a combattere i propri vizi che a coltivare i propri sogni, vuol dire che qualcosa non funziona e se la politica non esercita, in questi casi più che mai, la sua funzione di guida, il rischio è quello di andare incontro a guai seri.
Proviamo allora a immaginare un Paese dove tutto sia concesso o, all’esatto contrario, tutto sia vietato: in entrambi i casi il pensiero ha un suo valore, ma a cambiare profondamente sono la prospettiva di libertà, la percezione delle responsabilità e la qualità delle nostre scelte. E comunque la si veda, laddove c’è coerenza c’è anche un pensiero sostenibile: condividerlo o meno è tutt’altra questione.
Facciamo un passo avanti e proviamo a chiederci quale sia la coerenza di un Paese che da una parte fa il moralista (il bigotto, direbbe qualcuno) e dall’altra però autorizza la vendita di tabacco, ma a condizione che sul pacchetto ci sia
scritto il fumo uccide, permette la somministrazione di alcolici, consigliando però di bere con moderazione, diffonde la cultura dell’azzardo, premurandosi tuttavia di informare che il gioco può creare dipendenza. Quelle frasette in corsivo, spacciate per giusta informazione e opportuna prevenzione, sanno tanto di presa per i fondelli. È come se lo Stato ti dicesse: “Caro cittadino, tu prendila pure in quel posto, ma mi corre l’obbligo di raccomandarti l’uso della vasellina”. E se poi non la usi, chissenefrega.
Anche un idiota capirebbe che, in un simile contesto sociale, trasformare il dibattito sulla liberalizzazione delle droghe leggere in una battaglia di principio è insulso e fuorviante. Mi chiedo se abbia davvero senso continuare a scannarsi (letterale: togliersi le canne) in un mondo che infila la testa sotto la sabbia e concede tutto o quasi. La risposta alle nostre coscienze.

Alberto Cavazzini
Scrivi a: direttore@vivijesolo.it

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