IL PONTE DEI PUGNI

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Dove Jesolo e Eraclea hanno continuato per secoli a farsi la guerra

C'è un luogo a Venezia che più di ogni altro si collega alla nostra città. È il ponte dei pugni. Il suo nome deriva da ciò che esso rappresentò, fino ai primi anni del Settecento, un piccolissimo campo di battaglia sospeso sopra un canala. A suonarsele di santa ragione, per vari motivi, due frazioni popolane, i Castellani e i Nicolotti. I Castellani erano gli abitanti della Venezia Orientale alla cui estremità c'è Castello e si distinguevano per l'uso di un berretto e di una sciarpa di colore rosso. I Nicolotti rappresentavano la gente residente nella parte occidentale fino a San Nicolò dei Mendicoli. Questi si distinguevano per il colore nero di berretto e sciarpa. A Castello si erano rifugiati gli abitanti di Equìlo (la nostra Jesolo) e nella zona di San Nicolò, quelli provenienti da Eraclea (all'epoca Heraclia), portandosi dietro alcuni rancori. Scrive il Molmenti nel diciannovesimo secolo: << Verso l'anno 800, s'introdusse fra le sue fazioni di Eraclea e di jesolo quella sorta di lotta, la quale consisteva nel battersi con grosse canne d'India. Fu questa forse che diede origine, nel 1292, fra la plebe, alla guerra dei pugni, che si faceva da settembre a Natale, sovra ponti senza parapetti, onde molti pugillatori, pesti e malconci, cadevano nell'acqua>>. Le lotte non erano solo a mani nude. Dal 1574 si bandirono le armi nei conflitti. Nel 1705 vennero proibiti gli scontri dopo che proprio quell'anno ci fu una delle battaglie più cruente, in cui dai soli pugni si passò ai coltelli. La pena per chi avesse fatto scoppiare una rissa su di in ponte era lavorare cinque o più anni su una galea o una detenzione carceraria di sette anni.

Stefano Momentè
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