SOCIAL E FAKE NEWS

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A forza di scrivere trolliate, la rete non funziona più. The Internet is broken.

The Internet is broken. Internet non funziona più. Si è rotto. Sgretolato dall'imbecillità di orde di troll, povera gente cresciuta nella convinzione che l'idiozia sia un dono.
A sostenerlo è Evan Williams, multimiliardario fondatore di Twitter, Blogger e Medium, che in una recente intervista al New York Times ha dichiarato che fino a qualche tempo fa era convinto che se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e di scambiarsi liberamente idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Ha poi aggiunto: "Mi sbagliavo". Sferzante. Inappellabile. È amareggiato Williams, perchè frequentare oggi i social significa assistere a suicidi, omicidi e violenze di ogni tipo. Se possibile in diretta, perchè fa figo. E se mettere in conto le minacce, le offese e le fake news, le bufaleon line.
Ammetto che la dichiarazione di Williams ha gratificato il lato peggiore del mio ego, quello arrogante e presuntuoso: da tempo combatto la mia personalissima e inutile battaglia contro la demenza dilatata che in rete si diffonde più velocemente dell'ebola. Ho provato ad affrontare la questione attraverso le pagine di Vivijesolo almeno in un paio di occasioni, ottenendo null'altro che una buona dose di insulti. Tra i tanti, il mio preferito resta stordito, ma ammetto che anche decerebrato non era male. Insomma, una piccola sollevazione anti me che però mi ha fatto capire che ero sulla strada giusta.
The Internet is broken? Pazienza, mi verrebbe da dire, e a conti fatti potrei proprio fregarmene.
Anzi, probabilmente anche lo farei (bugia) se non fossi il padre di una bimba di 8 anni e non fosse che anche a me, come a tutti i padri (o quasi), piacerebbe mettere un po' a posto questo mondo prima di consegnarlo a mia figlia. Quindi, se proprio non posso vincere la mia battaglia, mi concedo almeno la libertà di non partecipare allo sproloquio nella consapevolezza che non tutti siamopersone per bene. "Se sulle porte delle nostre case - sostiene Williams - ci sono le serrature, una ragione ci sarà, ma fino a qualche anno fa nessuno avrebbe pensato di dover replicare questo schema anche nel mondo di nternet".

Altra questione non da poco: l'architettura del web e la sua accessibilità hanno portato a una deculturizzazione di massa, camuffata da vera conoscenza. Il risultato, l'Homo Sapiens Pocognent, potrebbe apparire come un'involuzione dell'Homo Sapiens, in realtà si tratta di un umanoide che si appropria della conoscenza senza sapere che per conoscere la conoscenza bisogna prima di tutto saper riconoscere che conosce la conoscenza. E l'evoluzione di questa involuzione ha un nome, Homoiolosò. Un tempo le strade della conoscenza e dell'apprendimento erano i libri, la scuola e la vita, oggi è invece la rete che comanda le nostre nozioni e che guida le nostre convinzioni.
Domanda: "Perchè sai questa cosa?".
Risposta: "Perchè l'ho letta in Internet".
Risposta con variante: "Perchè me l'ha detto un mio amico". "E come fa a saperlo il tuo amico?". "L'ha letta in Internet".
Risposta cn variante autoreferenziale: "La so perchè l'ho letta in Internet". "E chi l'ha scritta in Internet?". "Io".

Non so se Internet sia davvero broken e se un giorno ci saranno serrature anche qui, certo che letta così come l'ho raccontata c'è solo da sperare che Williams abbia avuto la sua ennesima intuizione geniale. Ma mi sembra che questa volta, purtroppo, ha cannato alla grande: l'invasione dei troll proseguirà ancora per molto, moltissimo tempo.

Alberto Cavazzini
Scrivi a: direttore@vivijesolo.it

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