L’HOMO LAMENTOSUS

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Un'invasione senza precedenti: si insinua silente tra di noi, poi attacca la solfa

Dilagano in tutto il territorio esemplari appartenenti alla specie Homo Lamentosus: impossibile evitarli, ma almeno impariamo a riconoscerli. Ecco qualche inconfutabile indizio.
Indizio 1: il clima. Faccio notare che, in linea di massima: d'estate fa caldo, d'inverno fa freddo, in primavera è così e così, in autunno c'è qualche giorno di nebbia. Quindi risulta cacofonico ed esteticamente sgradevole all'udito il martellante lamento che caldo! Quando fa caldo, Che freddo! Quando fa freddo, Che così così! Quando è così così, Che nebbia! Quanto c'è nebbia. Ciò, ovviamente, al netto di cataclismi e bizze del buco dell'ozono (causato almeno in parte, secondo alcuni esperti, dalle flautolenze di mucche nutrite senza regole da allevatori senza scrupoli).
Indizio 2: il traffico. Sottolineo sommessamente che, di solito, quando si muovono tante persone si usano tante automobili, e quando si usano tante automobili c'è tanto traffico. E quando c'è traffico, c'è coda. E quando c'è coda, si va piano. E a volte si va piano, a volte ci si ferma. So che il meccanismo non è così semplice da capire, ma dobbiamo fare uno sforzo tutti assieme. Piano B: tutti in bicicletta. Considerato che Jesolo solo fa circa 6 milioni di presenze, ciò significherebbe milioni di biciclette in giro per le nostre strade e conseguente zona pompe in chiaroscuro: falimento assicurato per le pome di benzina, boom di pompe per bicicletta. Stabili le pompe funebri. Per un quarto tipo di suddette non so fare previsioni di mercato, ma non vedo all'orizzonte motivi di grande crisi. Altri pro del iano B: zero inquinamento, zero ingorghi e zero buco dell'ozono. E ne guadagnerebbero pure le mucche petomani, che finalmente potrebbero eliminare in tranquillatà l'aria intestinale in eccesso senza avere tra le zampe qualche pedante esperto che misura loro la quantità giornaliera di gas emesso.
Indizio 3: l'igiene personale. Non è una priorità proprio per tutti-tutti-tutti-tutti, tantomeno per l'Homo Lamentasus, in particolare nella versione Homo Pelosus Sub Ascellam: è per natura incline alla pigrizia e mentre parla tende ad arrotolare, usando le dita inumidite sulla lingua, la peluria ascellare fino a formare dei piccoli dread. Esistesse un metodo scientifico (che ne so, una cosa tipo simil-mongolfiera) in grado di raccogliere gli effluvi ascellari, ci potremmo trovare nel bel mezzo di una nuova Hiroshima. Oppure, ingegnandoci, rivendicare il possesso di un'arma chimica potentissima con la quale minacciare il mondo e dirottare verso di noi i flussi turistici. Ve lo immaginate? Cari signori tedeschi, preferite Rimini a Jesolo? Allora io volo verso Monaco e sgonfio la simil-mongolfiera sulla popolazione inerme. E via terra scatta l'invasione delle ascelle rasta.
Indizio 4: il come eravamo. Questo è un classico dell'Homo Lamentosus e ha alcuni capisaldi che fanno storia: qui una volta era tutta campagna (mavalà?), non ci sono più le mezze stagioni (vedi indizio 1), non ci sono più i turisti degli anni Sessanta (ovvia, buona parte è passata a miglior vita), non ci sono più i giovani di una volta (non tutti lo sanno, ma è un fattore biologico: se uno era giovane cinquant'anni fa, oggi non lo è più).
Indizio 5: il mio PS. Mi lamento dell'Homo Lamentosus, che sia stato contaminato?
PPS: qualcuno sa dirmi come faccio a snodarmi i dread dalle ascelle? Scusate, ma è un momentaccio...

Alberto Cavazzini
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