MARCO OLMO

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La corsa è allenamento, fatica e tanto divertimento.

Un fisico asciutto, quasi scarno: all’apparenza un semplice fascio di nervi. un volto emaciato, che sembra tagliato con una scure da boscaiolo (ma da bosco di castagni, preciserebbe lui), attraversato permanentemente da un accenno di sorriso, anche nei momenti più duri. un uomo dalla struttura esile, sulla soglia dei settant’anni che, se non fosse quello che è, potrebbe sembrare solo un vecchio montanaro. Ma sotto i suoi vestiti sobri i muscoli ci sono, eccome: solo che sono abbarbicati sulle ossa, aggrappati come gli abeti sulle rocce nude delle sue montagne, che lui afronta e supera correndo da trent’anni, senza fermarsi mai, senza cedimenti e senza ripensamenti. E dopo le montagne del suo Piemonte quest’uomo ha afrontato, sempre di corsa, deserti, ghiacciai e strade ininite, partecipando a gare estreme al termine delle quali ha spesso tagliato il traguardo per primo, lasciando il vuoto alle sue spalle. È il più grande ultramaratoneta italiano ed uno dei più forti del mondo. Marco olmo, 69 anni, di robilante (Cn), vincitore dell’ultra Trail del Monte Bianco, una gara di corsa di 168 km con oltre 9.000 metri di dislivello positivo, della Desert Marathon, dell’oman raid, del grand raid du Cro-Magnon, della runiceland in islanda e di moltissime altre corse nei luoghi più spettacolari e inospitali della terra. lo abbiamo incontrato venerdì 16 giugno all’hotel gallia di Jesolo, dove era ospite per il ine settimana per presentato il suo nuovo libro Il miglior tempo (Mondadori) e ha persino corso in spiaggia con alcuni appassionati, quasi ingendo che fosse il “suo” deserto.

Lei ama deinirsi un perdente, dicendo che la corsa è stato il suo riscatto da una vita di soferenze, sacriici e sconitte: perché?
Sono nato povero, ho perso mio padre da ragazzino e sono cresciuto a robilante, un paesino di montagna dove si viveva con poco, ino a quanto è arrivata la Buzzi-unicem, che ha aperto un cementiicio e ha dato lavoro e un po’ di benessere a tutti ma, al contempo, ha violentato la nostra terra, snaturando la nostra vita e stravolgendo le nostre abitudini. Da innamorato della natura e degli spazi aperti, sono inito a lavorare in una cava di pietra, seduto otto ore su un escavatore, intento a distruggere quelle montagne che amavo. in questo senso la “fuga” di corsa in mezzo agli alberi, immerso nella natura più vera, mi ha riscattato, mi ha ridato la vita. il riscatto è stato, poi, anche sociale oltre che personale, perché dopo un po’ che correvo ho iniziato anche a vincere. E a vincere gare importanti, a inire sui giornali, in TV, intervistato e persino acclamato. Questo a volte mi imbarazza (non sono un eroe, non lo sono mai stato…), ma mi ha dato anche molta soddisfazione.

La corsa è uno sport “proletario”, aperto a tutti e praticabile con pochissima spesa. Oggi è quasi un fenomeno di moda: cosa ne pensa?
Da un lato sono felicissimo nel vedere un sacco di gente che, a qualsiasi ora ed in ogni luogo, sente il bisogno di indossare un paio di scarpe da ginnastica per fare una sgambata, sia di pochi chilometri o di alcune ore. Dall’altro, però, mi turba un po’ vedere come di uno sport così semplice e salutare il sistema consumistico, la moda, stiano tentando di impadronirsi: non c’è nulla di meglio dello sport per vivere bene ed invecchiare in salute, ma farlo diventare solo un modo per farci spendere soldi è molto triste. Penso anche a tante delle gare più blasonate, che richiamano un sacco di partecipanti e che costano parecchio: un sistema di questo tipo, che mette in moto un imponente giro d’afari, ha le sue regole, che a volte però non sono quelle dello sport.

Faccio un esempio: se il tempo è minaccioso, la corsa in montagna non si fa. Punto e basta. invece, se sono più importanti gli sponsor, le spese, gli incassi, si fanno partire lo stesso i concorrenti, magari col rischio che qualcuno si faccia male sul serio. Ecco, questo per me non ha senso.

Una domanda un po’ più personale. Lei è vegetariano: perché ha fatto questa scelta e come ha inluito sulle sue prestazioni sportive?
All’inizio è stata una decisione dettata da motivi di salute: una trentina di anni fa, quando già correvo molto, ho iniziato ad avere disturbi, a faticare per recuperare dopo gli sforzi. un medico mi ha consigliato di provare a eliminare la carne ed è stata una meraviglia. Da allora, senza che sia diventato un fanatismo, evito tutti i cibi di origine animale, tranne poche cose, come il parmigiano, che mi dà un grandissimo aiuto anche nelle fasi più dificili di una corsa. i risultati sportivi che ho ottenuto parlano da soli: senza carne si vive meglio e si corre alla grande.

Per finire un consiglio tecnico. Allenamento, forza di volontà e concentrazione: che peso hanno questi elementi nel portare a termine una gara?
L’allenamento è essenziale. non credo a vari preparatori atletici che ti dicono che è possibile non sentire la fatica e superare le diicoltà grazie all’attitudine mentale. Per correre bene bisogna fare fatica, soffrire e resistere. io, da parte mia, corro e basta: sempre e comunque con molta naturalezza, senza aggeggi elettronici, senza stretching e, soprattutto, senza seguire tabelle di sorta. Mi diverto, mi rilasso e sto bene. Questo è tutto.

Programmi per il futuro?
Ho ancora qualche bella corsetta da fare…

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