Massimo Guerra

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Intervista a Massimo Guerra

Seduto a gambe accavallate sul terrazzino dell’osteria Fra Goloso, sede del tifo del Basket Club Jesolo, Massimo Guerra si gusta l’aria fresca nelle sue tipiche bermuda con in tasca i chupa chups, lecca lecca “rubati” all’espositore gigante che Max War (nome di battaglia) custodisce gelosamente in casa. Sono passate un paio d’ore dalla vittoria in gara 3 della finale di C Gold vinta contro Oderzo al Pala Opitergium.
Secis B.C. Jesolo in serie B e pensare che…
“E pensare che siamo rinati sette anni fa come prima squadra. Tutto è nato da una cena a casa di Robis Camata. C’erano anche Mauro Zorzan, Stefano “Charlie” Teso, Maurizio Marello e mio fratello Flavio. Stavamo festeggiando il titolo di vice campioni d’Italia over 40. Nella finale giocata a Pescara avevamo perso contro Pesaro che era il nucleo della nazionale italiana. Ci siamo detti: se siamo arrivati fino a Pescara, possiamo giocare anche una categoria come la Promozione. Da lì siamo saliti in B con due promozioni di fila, non va dimenticata la marcia dalla C Silver alla C Gold, il nostro primo piccolo grande capolavoro”.
Ripercorriamo lo spareggio di Oderzo.
“Sapevo che ce l’avremmo fatta. Eravamo sotto di nove nel terzo quarto, Nicola Maestrello si appende al canestro e la sua schiacciata non vale. Oderzo non ha la nostra faccia, sembra preoccupata e impaurita da noi, nonostante il vantaggio”.
Matteo Maestrello segna da due, da tre e guarda la panchina sorridendo.
“Esattamente così, avevamo fiducia nei nostri mezzi ed io ero tranquillissimo anche quando a sei secondi dalla fine Oderzo aveva la palla in mano e con Cerniz ha tentato la tripla della promozione. Poi il ferro che spedisce fuori la conclusione”.
È serie B, come B.C. Jesolo e il suo storico simbolo, la palla da basket con le manine che escono dagli spicchi.
“Stefano Teso è stato uno dei primi ad ab
bracciarmi e mi ha ripetuto le stesse cose che mi disse sette anni fa: un viaggio lungo mille chilometri inizia con un piccolo passo”.
Sono passate due settimane dal trionfo di Oderzo, tu continui a lavorare con il settore giovanile e con un occhio al futuro chiamato serie B.
“Dobbiamo andare alla ricerca di due lunghi. Mbaye non può giocare la B, Delle Monache è infortunato e rientrerà con il nuovo anno, ci servono due lunghi di categoria. La collaborazione con la Reyer ci potrebbe venire incontro proprio sotto questo punto di vista. La categoria che andremo a disputare può essere un’ottima palestra e laboratorio per alcuni giovani della società orogranata”.
Nelle recenti promozioni in B dal girone Veneto ha fatto bene solo Vicenza al primo anno: Trieste, Arzignano e San Vendemiano sono retrocesse subito.
“Il gruppo sarà sempre lo stesso, ci saranno Nicola e Matteo Maestrello, Nicola Ruffo e Lorenzo Ambrosin e tutti gli altri. Due, tre innesti mirati e il solito tanto lavoro che facciamo in palestra. Noi siamo qui, abbiamo già iniziato a vedere i video delle squadre che affronteremo”.
Massimo Guerra da bambino aveva un sogno quando prese in mano per la prima volta la palla da basket.
“Come tutti i bambini guardavo l’Nba e il mio sogno più grande era quello di andare a giocare lì, tra i marziani. Sono arrivato in serie A1 togliendomi tutte le mie soddisfazioni. E il discorso vale anche per la mia carriera da allenatore. Ad occhi aperti di notte mi vedo in Nba con le mie bermuda ad allenare mattina, pomeriggio e sera parlando in inglese. Se da giocatore sono arrivato nella massima serie pensando al sogno americano, vedrete che mi succederà lo stesso da allenatore. Sì, arriverò ad allenare in serie A, e perché no, magari con lo Jesolo. Sognare non costa nulla, e adesso in clima di festa e di cene di fine campionato è concesso tutto”.
Massimo Guerra è tutto palestra, casa e lavoro. Un allenamento con i bambini, un bacio alla sua compagna Marzia Crozzoletto, una carezza alla sua amica a quattro zampe Rosita e poi di nuovo in palestra. E a casa di nuovo a mezzanotte per portare Rosita a correre in spiaggia, con il decoder di Sky a registrare tutte le partite possibili di pallacanestro.
“Non riesco mai a guardarle in diretta, sono sempre in giro per palestre. Me le guardo tutte anche se so il risultato, mi piace tenermi aggiornato sugli schemi, sulle mosse degli allenatori. Studio per diventare grande, lo fanno tutti, lo faccio anch’io”.

Di Thomas Maschietto

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