PAURE E PASSIONI

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PAURE E PASSIONI A Ferragosto ho scoperto Anaïs Nin, donna affascinante e controversa

L’uomo è pigro. Pigro e timoroso. Timoroso e calcolatore. Con il particolare non trascurabile che, quasi sempre, i calcoli che fa sono sbagliati. Non per ignoranza né per distrazione, semplicemente per eccesso di prudenza. Cambiamento è parola alla moda, usata in maniera artificiale. È parola abusata. Perché tutti abbiamo almeno un motivo per voler cambiare, e perché tutti abbiamo almeno un motivo per non voler cambiare. La paura del buio è uno di questi. Più comodo scegliersi uno stato e rimanerci, con il rischio sofferenza ridotto ai minimi termini. Nulla all’orizzonte, nessuna buona nuova, nessuna cattiva nuova. Ma anche questo, forse, è un tipo di morte, anzi è un tipo di non-vita. È la sopravvivenza, la voglia di adattarsi alle circostanze.
Vabbè, in fondo basta accontentarsi, schivare le incognite ed eliminare gli imprevisti. Sono fastidiosi, gli imprevisti, scombussolano la quotidianità perché vengono percepiti come un ostacolo e se non hai gambe e fiato rischi di inciampare. È irritante inciampare perché intacca l’autostima al punto da temere di più il giudizio degli altri che gli effetti della caduta. Hai visto quello che è inciampato?
Che ridere, è proprio un coglione. Terrore allo stato puro. Ma pensate un po’ voi di cosa è capace la mente umana, ci obbliga a travestirci per piacere agli altri e mette il silenziatore ai nostri veri bisogni, alle nostre vere passioni.
Ma perché, mi chiedo, dobbiamo avere paura delle nostre passioni?
Vi faccio un esempio, autoreferenziale così vado meglio. A me piace scrivere, mi è sempre piaciuto farlo e fino a non molto tempo fa ero convinto che per scrivere in maniera decente fosse buona regola conoscere la lingua italiana. Oggi non la penso più così: certo, è buona regola se hai la presunzione di farti leggere da altre persone, ma se scrivi per te stesso, perché è questa la tua vera passione, allora affanculo anche doppie e congiuntivi. Puoi anche conoscere alla perfezione la grammatica italiana, ma se mentre scrivi non ti emozioni, non piangi o non ridi, se non sogni mentre cerchi di dare un senso al tuo pensiero, allora non scrivere, perché la tua cultura alla nostra anima non serve. e nemmeno al nostro cuore.
Nei giorni di Ferragosto mi sono divertito a leggere la biografia di Anaïs Nin,
scrittrice statunitense del secolo scorso che ricordavo per una frase che evidentemente mi colpì: Se si cambia interiormente, non si può continuare a vivere con gli stessi oggetti. Donna complessa e affascinante, considerata dalla critica tra le più controverse autrici del Novecento, ho scoperto che Anaïs Nin iniziò il suo rapporto con la psicolanalisi a Parigi dove incontrò Otto rank, allievo di Sigmund Freud. La carriera da psicoanalista l’annoiò quasi subito: confusa tra se stessa e le turbe dei suoi pazienti, tornò alla sua verità grazie alla letteratura.
E leggendo mi sono soffermato su un’altra frase che ritengo straordinaria: Andare sulla luna, non è poi così lontano. Il viaggio più lontano è quello all’interno di noi stessi. Scoprire Anaïs Nin è stata una vera emozione.

Alberto Cavazzini
Scrivi a: direttore@vivijesolo.it

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