Silvio Castagnotto – La storia di Jesolo in una parete

Silvio Castagnotto – La storia di Jesolo in una parete

La sua foto più vecchia risale al 1895. Mostra una Jesolo che non c’è più, che appartiene ad un passato che sembra provenire da un’altra dimensione astrale. Dopo quella foto ne ha trovata un’altra, un’altra ancora e poi ancora, fino ad arrivare a quota 3300.

Tutte rigorosamente sulla città, la sua spiaggia, la sua gente. Lui è Silvio Castagnotto, imprenditore nel ramo ortofrutta: da decenni la sua famiglia rifornisce molte attività di Jesolo. La sua passione, diventata quasi piacevole ossessione, è quella di raccogliere foto e cartoline che raccontano la sua amata città.
«Tutto è nato per caso, anzi per una, chiamiamola, esigenza», inizia a raccontare il buon Silvio mentre con lo sguardo tiene d’occhio alcune delle centinaia di foto con le quali ha letteralmente tappezzato l’interno del suo capannone.
«Quindici anni fa volevo qualcosa di originale per allestire l’interno dell’ufficio, qualcosa che non fosse la solita gigantografia di frutta e verdura. Ho trovato una foto storica di Jesolo, mi è piaciuta. Poi ne ho trovate altre e da quel momento è nata la mia passione». Ora ne ha 3300 circa e solo pochissime altre di doppie.
Una parte è già catalogata, le altre sono appese al muro.

«Le sto mettendo in un cd: conto di ultimare il lavoro fra un paio d’anni. Intanto chi le vuole vedere, può venirmi a trovare qui, senza problemi».
Le foto le ha avute da amici («Quando hanno saputo di questa passione hanno iniziato a svuotare le soffitte», dice sorridendo), ma anche in internet o ai mercatini. Qualcuna l’ha dovuta anche pagare. «Sono arrivato a dare 150 euro per una cartolina».
Chi lo va a trovare rimane sempre a bocca aperta. «La più grande soddisfazione l’ho avuta l’anno scorso quando mi vennero a trovare due sorelle ormai avanti con l’età e che frequentavano la colonia Carmen Frova: da allora non venivano più a Jesolo e volevano dei ricordi di com’era allora. Quando sono venute qua e hanno visto le foto, si sono messe a piangere».

Cosa manca per finire la collezione?
«Una foto del ristorante Do Fogheri che c’era in via Mameli: trovata quella posso chiudere tutto».

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