E BERTA FILAVA

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Una radiolina per le partite, uno smartphone per cosare. Cosa, non si sa.

Possono un’immagine o un particolare contesto generare in noi nuovi pensieri o eccitare riflessioni capaci di trasformarsi in storie quantomeno verosimili? E può una simile elucubrazione autoalimentarsi a tal punto da far riemergere ricordi sopiti, chiusi in un cassetto da chissà quanto tempo? Credo proprio di sì. anzi, credo di no. Forse. Potrebbe anche essere, se si è dotati di fervida immaginazione. Fatto cento, la possibilità che ciò accada è pari, diciamo, a cinquanta. Se il discorso non fila poco importa, ci pensa la Berta, e siccome insieme a Rino gaetano ci metto anche il buon Ligabue (Luciano, non antonio) confessando di avere un po’ di traffico nell’anima, vedo se riesco a mettere insieme due frasi una di seguito all’altra.
Prima pausa. Non c’entra nulla, ma l’ho appena sentita ed è troppo bella per non dirvela. Mutandem: mutande che possono essere indossate da più persone contemporaneamente.
Torniamo a noi. ora il passo decisivo è quello di provare in qualche modo a legare quanto detto prima alla realtà. Vi propongo questa scena: mentre cammino in spiaggia, noto una coppia di anziani. Parecchio anziani. Si tenevano per mano. Tenerezza allo stato puro. Lei pensava a chissà cosa, lui con l’altra mano teneva appiccicata all’orecchio una di quelle radioline rettangolari anni Sessanta con una lunghissima antenna in metallo e la manopolina tonda per sintonizzare bene i canali ed evitare il fastidioso crrcrr. ascoltava, credo, le partite. Un flashback pazzesco. Ho ripensato a 90° minuto e a maurizio Barendson e a Paolo Valenti e a Tonino Carino da ascoli e a guai se qualcuno ti diceva il risultato in anticipo e a che palle alzarsi ogni volta dal divano per cambiare canale o alzare il volume.
Seconda pausa (con citazione prodromica): ogni generazione ride delle vecchie mode, ma segue religiosamente le nuove. Seconda citazione della seconda pausa: la mia generazione crede di essere forte. Mio nonno ha combattuto nella Grande Guerra. Io ho avuto un attacco di panico guardando Juventus-Barcellona.
Rieccoci allora alla nostra simpatica coppietta vintage che avevamo abbandonato qualche riga sopra: passeggiava tranquillamente seguita, a qualche metro di distanza, da un’altra coppia. Se il tempo ha un senso e la mia vista regge,
direi che tra loro, a occhio e croce, c’erano una sessantina d’anni di differenza. La coppia duepuntozero era anche gradevole da vedere, con lei madre natura non s’era risparmiata, lui era palestrato ma non troppo. insomma, due bei ragazzi. Camminavano fianco a fianco, ma non si guardavano, non si parlavano, non si tenevano per mano: erano impegnati a cosare con i loro smartphone, cosa cosassero non lo so. Però cosavano. Con passo veloce, hanno superato la donna, l’uomo e la radiolina anni Sessanta e l’unica cosa che sono riusciti a fare insieme è girarsi, guardarli, guardarsi e mettersi a ridere. ancora oggi mi chiedo perché non ho avuto la prontezza di chiedergli: ma che cazzo avete da ridere?
Pausa conclusiva con citazione finale: ogni generazione pensa di essere più intelligente di quella che l’ha preceduta, e più saggia di quella che verrà dopo di lei.
Pausandropausa: a pensarci bene, quella ragazza era davvero carina.

Alberto Cavazzini
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