Vittorio Sgarbi – Vi racconto il mio Michelangelo

Ha permesso di scoprire un Michelangelo inedito, registrando il tutto esaurito in entrambe le serate.
Si tratta di Vittorio Sgarbi, che lo scorso gennaio è stato protagonista al teatro Vivaldi con il suo ultimo spettacolo, dedicato appunto all’arte di Michelangelo Buonarroti, geniale artista del Rinascimento italiano. Accompagnato dalla musica di Valentino Corvino e dalle immagini del visual artist Tommaso Arosio, Sgarbi ha ricomposto un periodo emblematico, imprescindibile ed unico nell’arte.

Perché tra tutti gli artisti dell’epoca rinascimentale ha scelto di parlare proprio di Michelangelo?

«Dovendo dire qual è il più grande uno direbbe Michelangelo e questo basterebbe a spiegare la scelta, soprattutto se il pro- getto fosse legato ad un solo artista. Questo mio secondo spettacolo (il primo era stato dedicato a Caravaggio), inizialmente era stato chiamato Il Rinascimento, poi siccome c’era l’intenzione di fondare un movimento politico con quello stesso nome e il fatto che nei teatri potevano es- serci dei segnali di con itto di interesse, abbiamo fatto altre scelte. Tra le ipotesi fatte quella di Michelangelo è sembrata la più ricca e convincente».

Politica e cultura devono rimanere su due ambiti separati?
«Così sembra, però io credo che possano essere la stessa cosa».

Come descrive questo spettacolo?

«Più che di un’esperienza umana è il racconto della contemporaneità di un pensiero, così grande che ogni artista con lui deve fare i conti. È una contemporaneità del mondo delle idee, delle invenzioni artistiche».

Ma che Michelangelo racconta nel suo spettacolo?

«La potenza della sua forma, che nella scelta del non nito ha aperto la strada a molta arte contemporanea che peraltro non ha superato Michelangelo. Le sue Prigioni sono talmente potenti che non c’è un artista contemporaneo che sia stato in grado di dire di più. Proprio con quel non dire che è tipico del non nito che parla e allude, indica rotte misteriose e percorsi mentali infiniti».

Se Michelangelo fosse nato ai giorni nostri come si sarebbe trovato?

«È l’unico artista che non può essere considerato figlio del suo tempo: lui è padre di ogni tempo quindi da questo punto avrebbe fatto le stesse cose che ha fatto all’epoca sua con i soggetti legati alla fede cristiana e di qualunque altra natura».

Gli artisti nati in quest’epoca possono trovare la forza di un tempo nel realiz- zare le loro opere?

«Possono avere più facilità nelle strutture pratiche ma manca il mito. Un grande artista antico anche da vivente, come Raffaello per fare un esempio, era un mito per la sua eccellenza. Oggi non c’è nessuno così bravo da poter trasformarsi o trasgurarsi in un mito vivente. Sicuramente gli artisti di oggi hanno più comodità e vantaggi ma al tempo stesso hanno meno gloria e potenza».

Ci sarà ancora un mito come Michelan- gelo?

«Lo escludo».

Quale sarà il suo prossimo spettacolo?

«Il prossimo anno, non avendo fatto un Rinascimento che può andare avanti per dieci anni cambiando ogni puntata un argomento, faremo ancora due artisti monografici: Leonardo e Raffaello».

I commenti sono chiusi