Chiara Gamberale, benvenuti nella mia isola felice

Chiara non la puoi che incontrare a San Donà di Piave, alla Libreria Moderna.
Qui ha presentato quattro libri. Qui ha stretto amicizie. Qui, in questo angolo di Veneto, lei che è per mezzo sangue padovana, si sente a casa. Anzi, detta alla sua maniera, “Nella mia isola felice”. “Lo sanno tutti che è così e mi perdonano”, dice scherzando, ma neanche più di tanto. Rispetto a Qualcosa, il suo libro scritto come un fumetto, questa volta arriva a San Donà di Piave nella sua nuova veste di mamma. “Ormai non ci speravo più, non a caso l’ho chiamata Vita, non solo in onore di mio padre Vito”, ha aggiunto svelando poi che, “Nell’organizzare il tour di presentazioni del nuovo libro, ho proprio incentrato tutto sulla Libreria Moderna ed ho approfittato per portare Vita a conoscere i nonni, a Padova”.

In tanti ad accoglierla per la sua nuova fatica, L’isola dell’abbandono (Narratori Feltrinelli). Ma tra i tanti questa volta non c’era Agata Polita, l’ex insegnate venuta a mancare all’età di 87 anni, tre giorni prima della presentazione. Grande lettrice, era diventata amica di Chiara Gamberale. «Volevo molto bene ad Agata – svela la scrittrice – e dopo che siamo conosciute qui la prima volta, è nato qualcosa di forte. Ricordo che le regalai un libro e lei andò a casa a prendere un cappellino fatto a mano, che mi regalò: fu il primo di una lunga serie, sempre con le sue belle confezioni. Era una persona che non centrava nulla con la morte, una persona piena di vita. Io amo quel tipo di persone, che festeggio in tutti i miei romanzi, persone che non si fanno vincere dalla realtà e la affrontano».
L’arrivo di Vita l’ha costretta a cambiare le abitudini. «Contravvenendo a tutti i luoghi comuni, ho sempre scritto di mattino molto presto. Ora la mattina non è più mia. Per la prima volta in vita mia ho iniziato a scrivere di sera, dopo che ho messo a letto Vita (che per fortuna di notte dorme). Inevitabilmente ho meno tempo per scrivere, per leggere, per andare al cinema. Stare con lei, però, è il dono più prezioso. Vita è arrivata come un miracolo, non la aspettavo più, avevo già quarant’anni. Ora tutti mi dicono che mi faccio aiutare troppo poco, ma per me è tutto una scoperta, vivo un amore assoluto».

Un romanzo che è nato in un modo e poi è proseguito in un altro. «è cominciato prima che rimanessi incinta. Durante la gravidanza (penso unico periodo della mia vita) non sono riuscita a scrivere: andavo avanti e poi buttavo tutto, non riuscivo a creare, forse perché c’era tutto il resto impegnato nella creazione. Ho chiesto anche a Silvia Avallone se le fosse capitata la stessa cosa. Comunque il romanzo si è fermato, per poi riprendere a scrivere una volta avuta la bimba. Ho scritto questo romanzo che mi ha portata in tutt’altra direzione. Vita è entrata nella mia vita e nelle mie pagine. Ma questo non è un romanzo sulla maternità, è un romanzo in cui c’è anche una nascita».
Un romanzo sulla trasformazione. «è un romanzo su quello che succede dopo: una nascita, una morte, un innamoramento… Su quello che a quel punto tocca a noi. Su quando ti passa l’ubriacatura e cosa fai tu del tuo innamoramento, del tuo lutto…».