Massimo Priviero “In analisi dal mare”

Un libro che è tante cose insieme: autobiografia, autocoscienza, romanzo. Ma una in particolare, la vita, senza mai compromessi, fedele al suo credo, di un cantautore libero e soprattutto sempre e comunque leale con i suoi fan. Lui è Massimo Priviero, jesolano d’origine, milanese d’adozione. Torna nella sua città natale per parlare del suo libro, Amore e Rabbia (Vololibero), in attesa del concerto di novembre.

Perché questo libro?
«Premesso che dieci anni fa usciva una biografia su di me, scritta da Matteo Strukul (cui ho portato bene, visto che ha poi vinto il Bancarella, sorride, ndr), mi sono trovato ad un certo punto in una fase della mia vita in cui volevo fare una pausa rispetto ai dischi ed ai concerti. E mi sono messo a scrivere. All’inizio, a dire il vero, non sapevo neanche quello che avrei scritto. Sono venuto qua a Jesolo per scrivere ed è nato tutto quasi senza volerlo. Pensate che non ho neanche cercato un editore, perché non l’ho scritto per essere pubblicato. Un piccolo editore che ha saputo è saltato sulla sedia ed ha deciso di pubblicarlo».

Leggendolo sembra quasi tu ti sia voluto psicoanalizzare.
«In effetti è come essere andato da uno psicoanalista per raccontare la mia vita. In questo caso avevo il mare come analista. è la metafora più giusta».

Scrivere di te significa rivederti: ti è piaciuto quello che hai riscoperto di Massimo Priviero?
«L’ho accettato. Quelli che dicono che rifarebbero quello che hanno fatto no ci credo, perché quando rivedi la tua vita scopri gli errori che hai fatto. Questo è un libro che mi ha permesso di tirare fuori quello che sono. Alterna vittorie e sconfitte. è la storia di un ragazzo che è cresciuto a Jesolo e che ha deciso che nella sua vita avrebbe fatto quello, inseguendo il suo sogno. Certo, prendendo anche degli schiaffi, ma senza mai mollare».

C’è l’amore per il tuo lavoro, ma anche la rabbia.
«è una rabbia pulita. Nel libro, poi, non metto medaglie. Ho venduto mezzo milione di dischi (e non di canzonette), ma non lo racconto, perché non è quello che cercavo. Ho aperto la mia anima e ho detto: quali sono le cose più importanti? Trovi l’amore, la rabbia verso il mondo, verso qualcosa che vorresti diverso. Dall’altra gioie infinite e la musica che ho fatto e che è entrata nei pezzi di vita della gente».

Oggi i talent sembrano rendere tutto più facile. Non ti sei mai detto: cosa sarebbe successo se fossi cresciuto in questi anni?
«Il modo di comunicare la musica di oggi non mi piace. Credo che l’arte e la musica vera siano da un’altra parte. Preferisco avere vissuto la mia epoca: non centro nulla con quel mondo là».

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