Il Piave di Jesolo

Il Piave, da sempre denominato dai Veneti al femminile, è un fiume assolutamente speciale. Il solo al mondo, si dice, a possedere due sorgenti e due foci. Considerando infatti l’epilogo del fiume, nel golfo di Venezia e precisamente nel territorio comunale di Jesolo, esistono la foce del Sile-Piave vecchia a sud e la foce del Piave nuovo a nord: la prima naturale, la seconda realizzata dalla Serenissima Repubblica di Venezia nel tentativo di allontanare le torbide del fiume dalla principale bocca di porto della Laguna di Venezia. Trascorse le trasformazioni geografiche dell’epoca storica, che hanno ridisegnato l’idrografia dell’intera Pianura Veneta, oggi il Piave è un fiume alpino che porta alle spiagge di Jesolo la sabbia delle Dolomiti e all’Adriatico le acque pulite di un vasto bacino montano. Le sue sponde sono difese da solide arginature e accompagnate da cortine di canneto e di bosco fluviale, in cui salici, pioppi e robinie si specchiano nelle acque pigre del fiume.

Lo storione del Naccari
La ricca fauna ittica del Piave è dovuta alle specie di pesci che entrano nel corso fluviale dall’ambiente marino costiero, cui si accompagnano le tipiche specie delle acque dolci della pianura e della montagna. Tra le prime, dette “eurialine” in quanto in grado di tollerare una diversa salinità delle acque, figura una specie rara e misteriosa. Si tratta dello storione cobice (Acipenser naccarii), un pesce marino endemico del bacino adriatico, che si nutre di invertebrati acquatici e che risale il fiume per riprodursi. Relativamente frequente in passato, questa specie, che raggiunge i 150 cm di lunghezza e un peso di 20 kg, ha subito un notevole decremento nella seconda metà del Novecento. Per restituirla al fiume è stato pertanto attuato con successo un progetto di reintroduzione.

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