Le timide orchidee di Jesolo

Le orchidee sono piante speciali. La loro biologia, la loro ecologia e il loro stesso aspetto le distinguono infatti dalle altre piante erbacee. A differenza delle numerose altre specie, coltivarle è difficile e talvolta quasi impossibile. Per la semplice ragione che il loro seme minuscolo vegeta soltanto in presenza di uno speciale fungo del suolo, che ne garantisce l’alimentazione. Anche per questo sono rare e proprio per questo esse rendono meritevoli di tutela gli ambienti in cui sono presenti.
Nel territorio di Jesolo, che si affaccia al Golfo di Venezia con i suoi lidi sabbiosi, le orchidee spontanea vegetano nelle pinete e sulle dune sabbiose fossili. Qui si rinvengono specie alpine, trascinate a valle dal Piave; ma anche specie mediterranee, risalite dalle coste meridionali. Vi si osservano le specie alpine manina rosea (Gymnadenia conopsea) e nido d’uccello (Neottia nidus-avis), le specie forestali platantera comune (Platanthera bifolia) e cefalantera maggiore (Cephalanthera longifolia), il giglio caprino (Anacamptis morio) e la rara orchide palustre (Anacamptis palustris).

La manina rosea
Il nome italiano di questa specie, che si rinviene talvolta copiosa sulle praterie e sui pascoli alpini fino ad oltre duemila metri sul livello del mare, è curioso. “Manina rosea” significa, letteralmente “piccola mano” ed è ispirato all’aspetto dei fiori che formano la lunga e densa infiorescenza della pianta. In realtà il nome scientifico della specie è Gymnadenia conopsea, mentre quello inglese è “Fragrant orchid”. Questa elegante orchidea selvatica è presente nell’intero territorio italiano, con esclusione della Sicilia e della Sardegna. Sul litorale di Jesolo, presso Cortellazzo, resiste una minuscola popolazione, che fiorisce all’inizio del mese di giugno e che rappresenta una testimonianza relitta delle migrazioni floristiche del Postglaciale.