Conquisto il mondo con un Cocktail

Originario della provincia di Verona e trevigiano d’adozione, Samuele Ambrosi è fondatore di Cloakroom, il suo cocktail bar a Treviso, e vicepresidente nazionale di Aibes (Associazione Italiana Barmen e Sostenitori). Campione italiano nel 2004, l’anno successivo è salito sul gradino più alto della competizione mondiale ricevendo a Singapore l’Eagle Award e vincendo anche la South Asian Competition. Nel 2008 vince il Trofeo internazionale del Calvados. Oggi si divide tra il suo locale, l’attività di Cocktail Bar Developer – attraverso la sua società CloackStudios – e quella di docente ai corsi Aibes e Campary Academy. Consulente di numerose aziende è considerato uno dei massimi esperti internazionali di gin. E’ stato uno dei protagonisti dell’organizzazione di Jesolo Cocktail Experience.

Samuele, come hai iniziato a fare questo lavoro?

«I miei genitori avevano un’attività a Verona, pizzeria e ristorante. Per farmi capire l’importanza del lavoro, ovvero del guadagnarsi le cose con un po’ di sacrificio, a 13 anni già mi facevano fare qualche lavoretto, tipo lavare i bicchieri, per avere un piccolo compenso in cambio. Ed è là che ho capito che era il mondo che mi piaceva, in particolare dietro al banco. Pensate che all’epoca mi divertivo a shakerare un crodino (che poi esplodeva…)».

La famiglia è stata una componente importante?

«Avere dei genitori che non si sono mai mossi dal loro paese e che poi mi hanno consentito di andare, ad esempio, a Londra; che mi dicevano che se volevo prendermi qualcosa, era giusto lavorare per guadagnarmi i soldi, è stato molto importante, la mia fortuna. Pensate che allora io alla mattina andavo a scuola, magari al pomeriggio avevo un servizio per un matrimonio, alla sera stavo in ristorante ed alla notte andavo a lavorare in discoteca: massacrante, ma formativo. E, aggiungo, che ho fatto la mia prima stagione operativa a 14 anni, ad Asiago, che era come andare in America; poi sono passato a Cortina, in Svizzera, Danimarca, Inghilterra, Francia. E sempre con la mia grande passione, quella del bar».

Sei ritornato ed hai parto un tuo locale, ormai 15 anni fa…

«Ho deciso di investire in una regione come il Veneto dove non si parlava di cocktail dal punto di vista tecnico. Qui al bar fai toast, spritz e “anche” cocktail. All’inizio ho puntato molto sulla tecnico ed ora sono un punto di riferimento».

Ed a proposito di investimenti, due anni fa Samuele ha fondato i CloakStudios, struttura perfettamente organizzata nell’ambito della miscelazione.

«Qui creiamo contenuti, sia per il mondo del brand che dell’hospitality, per il professionista ma anche per chi lavora per la stessa hospitality».

Ma, essendo nato in una realtà di ristorazione, perché sei arrivato a fare il barman?

«Faccio un esempio: fare il cameriere (che è il lavoro più difficile e meno considerato) vuol dire essere un collegamento tra la cucina e la sala; il barman, invece, ti permette di metterci molto del tuo, anche dal punto di vista relazionale. Nella mia vita ho sempre cercato di creare dei ponti, che nel tempo portano sempre a qualcosa. Ma si badi bene: non è un lavoro facile; neanche fare un buon caffè lo è».   

Ragazzi e scuole di formazione: un capitolo sempre aperto.

«Ci sono ragazzi eccezionali, anche veloci, però sembra manchi la consapevolezza del “fare sacrificio”. Si guarda, ad esempio, al numero di ore che si fanno e non a come le fai. E non puoi riprenderli perché ti mollano. Penso che, alla base, ci sia soprattutto un discorso che interessa da vicino le famiglie. E, per quanto riguarda le scuole, hanno bisogno di rinnovarsi rispetto alle esigenze di oggi. Ma chiediamoci: c’è l’interesse a volersi aggiornare? Sapete quanti insegnanti ci sono nelle iniziative che organizzo io? Meno dell’1%»

Credi molto nel progetto di Jesolo Cocktail Experience…

«Guarda, con i miei ragazzi sto cercando di fare capire che lo straordinario può diventare ordinario e lo può diventare anche i posti di grande massa. Si può fare qualità, basta impegnarsi».

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