«I concerti, una energia pazzesca!»

Il cantautore romano di nuovo in tour, prossimo protagonista al Suonica Festival

Sarà uno dei protagonisti dello Jesolo Suonica Festival, carico di energia, così come il suo pubblico, che incontrerà giovedì 21 luglio al Parco Pegaso. ViviJesolo lo ha incontrato in anteprima per voi.

Concerti in presenza, il contatto con il pubblico… cosa significa per te? Quali le emozioni?

«È pazzesco rivedere tante persone unite e piene di energia, in questi anni abbiamo imparato a non dare per scontato il valore della condivisione di uno spazio. Tutta questa partecipazione mi commuove ogni volta».

Come nasce il progetto “Tante cose tour”?

«Tante care cose è il titolo del mio secondo album, poi ne ho pubblicato una versione aggiornata aggiungendo 4 canzoni nuove (“Tante care cose e altri successi”). Prima di quest’anno abbiamo portato in giro “Tante care cose” in una modalità adattata alla pandemia e le sue restrizioni (è stato comunque bellissimo), ma dal 2 maggio siamo ripartiti alla grande e abbiamo ricominciato a divertirci in libertà davanti a migliaia di persone in festa. Non voglio smettere mai».

Sanremo ha in qualche modo sancito il tuo successo al grande pubblico: cos’è cambiato per te da quel giorno?

«Sanremo è stata un’esperienza fantastica, mi ha permesso di farmi conoscere da un pubblico più vasto e mi ha insegnato un sacco di cose importanti per chi fa questo mestiere. Negli ultimi anni il festival della canzone italiana è diventato uno spazio di incontro tra generazioni e stili diversi. Grazie ad una direzione artistica lucida ed inclusiva, anche chi snobbava quella trasmissione ha avuto più possibilità di sentirsi rappresentato. La mia vita non è cambiata molto, penso di avere la fortuna di essere circondato da persone che mi fanno vivere tutto con la giusta professionale leggerezza».

Una volta hai detto che delle canzoni non ne puoi pianificare la scrittura: come e da dove nascono le tue canzoni?

«Ogni canzone è nata a modo suo, “La vita veramente” è arrivata tutta insieme (testo e melodia) mentre stavo guidando innervosito nel traffico di Roma, “Canguro” si è fatta strada tra i miei pensieri mentre ero immerso nella paura e nella noia del primo lockdown. Molto spesso le idee mi vengono in un momento in cui non ho il tempo di svilupparle, tipo mentre sto uscendo di corsa subito dopo la doccia o in una silenziosa sala d’attesa. Forse perché in quei momenti non cerco nulla, mi limito ad accogliere».

Giovane cantastorie: un termine che ti sta stretto o in qualche modo lo sei?

«Mi piace questa definizione! Le parole cambiano senso col passare degli anni e la figura del cantastorie può tranquillamente essere adattata alla contemporaneità».

Dopo il featuring con Willie Peyote in “Aglio e olio”, ci potranno essere altre collaborazioni? Potendo, con chi ti piacerebbe condividere un brano un giorno?

«Per ora non ho previsto altre collaborazioni, ma ho voglia di farne tante in futuro! Mi piacerebbe ragionare sia per associazione che per contrasto, collaborando con artisti che hanno una formazione e un approccio simili ai miei ma anche con figure apparentemente lontanissime, sempre se a loro farà piacere».

L’Italia sembra stia vivendo un buon momento dal punto di vista musicale: cos’è cambiato? Più proposte o anche chi produce e chi ascolta musica ha un atteggiamento diverso verso la musica di casa nostra?

«Sono d’accordo, è un periodo pieno di qualità e credo che dipenda da più fattori. Il fatto che se uno vuole fare musica può produrla e pubblicarla in autonomia dalla propria cameretta, permette a un sacco di talenti di esprimersi ed essere riconosciuti. Allo stesso tempo l’eliminazione di alcune barriere stilistiche ha tolto un po’ di pregiudizi ad autori, pubblico e critica. L’ho vissuto sulla mia pelle da ascoltatore quando nel 2015 ho scoperto che già da qualche anno in Italia uscivano canzoni pop belle come quelle degli anni ‘70. Ricordo di aver provato una gioia indescrivibile, simile a quella di un bambino a cui comprano il giocattolo che voleva».

Ma questo significa che c’è ancora speranza per i giovani che hanno voglia di fare musica?

«Certo che c’è speranza, anche perché ognuno ha il proprio pubblico e lo spazio c’è. Basta avere qualcosa da dire».

Girare l’Italia in tour è un po’ come fare un lungo viaggio: cosa cercherai di “rubare” da ogni tappa che toccherai?

«Mi piace tantissimo ascoltare i dialetti. Ogni volta che arriviamo in un posto nuovo faccio domande continue sulle origini di certe parole e cerco di imparare ad imitare la cadenza. Un’altra cosa bella dei viaggi in Italia è il cibo: sempre diverso, sempre meraviglioso, sempre pieno di storia, come i paesaggi e i capolavori artistici e architettonici».

A Jesolo (a proposito: c’eri già stato?) riuscirai a mettere i piedi sulla sabbia?

«A Jesolo non ci sono mai stato, non vedo l’ora di aggiungere questa spunta e spero vivamente di riuscire a passare un po’ di tempo in spiaggia; se ci sbrighiamo col soundcheck magari ce la facciamo».

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