«La solidarietà fa sentire Dio con noi»

Il Vescovo ausiliario di Kiev, mons. Oleksandr Yazlovetskiy sarà a Jesolo.
«La nostra gente non ha perso la fede, nelle difficoltà preghiamo di più».

Un Natale di fede, preghiera e solidarietà, per questo ancora più inteso, con la speranza che possa esserci davvero Pace. Ad esserne convinto è monsignor Oleksandr Yazlovetskiy, vescovo ausiliare della diocesi di Kiev-Zhytomyr, che il 7 e l’8 dicembre sarà a Jesolo e che, in vista del suo arrivo in città, ha descritto a ViviJesolo alcuni dei drammatici contesti della guerra in Ucraina e lanciato un contestuale appello affinché il suo Paese non rimanga solo.

Monsignore, anche lei continua a riamare a fianco alla sua gente: non ha paura?

«Tutti abbiamo paura: quando si sentono i missili nel cielo anche io ho paura. Ricordo che anche gli Apostoli ne avevano, ma il contatto con Gesù ci dà serenità. Quando Lui arriva ci dice “la Pace sia con voi”: per me questa pace basta. Nei momenti di difficoltà prego di più. Questo mi aiuta, e ci aiuta, perché abbiamo una speranza che va oltre la vita. La Chiesa cattolica insegna che il Signore dà sempre la grazia: è una grazia che sento. Certo, aiuta molto anche la grande solidarietà concreta che sentiamo da tantissimi Paesi: è una sorgente che rincuora tutti, anche le persone non credenti».

Qual è la vostra situazione?

«Molto grave. Le città sono distrutte, in molti sono scappati in altri paesi e vorrebbero rientrare ma non hanno più nulla. Tantissimi, poi, hanno perso il lavoro. Come se non bastasse c’è il problema dell’inverno: tra gli attacchi che stiamo subendo c’è quello di provocare un blackout energetico, con tutto quello che ne può conseguire».

Monsignore, anche lei continua a riamare a fianco alla sua gente: non ha paura?

«Tutti abbiamo paura: quando si sentono i missili nel cielo anche io ho paura. Ricordo che anche gli Apostoli ne avevano, ma il contatto con Gesù ci dà serenità. Quando Lui arriva ci dice “la Pace sia con voi”: per me questa pace basta. Nei momenti di difficoltà prego di più. Questo mi aiuta, e ci aiuta, perché abbiamo una speranza che va oltre la vita. La Chiesa cattolica insegna che il Signore dà sempre la grazia: è una grazia che sento. Certo, aiuta molto anche la grande solidarietà concreta che sentiamo da tantissimi Paesi: è una sorgente che rincuora tutti, anche le persone non credenti».

Qual è la vostra situazione?

«Molto grave. Le città sono distrutte, in molti sono scappati in altri paesi e vorrebbero rientrare ma non hanno più nulla. Tantissimi, poi, hanno perso il lavoro. Come se non bastasse c’è il problema dell’inverno: tra gli attacchi che stiamo subendo c’è quello di provocare un blackout energetico, con tutto quello che ne può conseguire».

Quali sono ora le vostre esigenze?

«Chiediamo ogni forma di aiuto e cerchiamo di ottenere ciò che ci può far sopravvivere. Penso a come affrontare l’inverno e il freddo: abbiamo bisogno di generatori, stufe e di qualsiasi strumento possa creare calore. Per gli stessi motivi abbiamo bisogno di raccogliere cibo a lunga conservazione. La gente sta usando i risparmi e i costi sono in aumento. Se la guerra continuerà sarà tutto più complicato; le famiglie povere aumenteranno».

E in prospettiva più lunga?

«Tutti speriamo che la guerra finisca il prima possibile, oggi però ragionare sul futuro è decisamente difficile. Dobbiamo ricostruire il nostro Paese, partendo dalle macerie. E poi bisognerà ricostruire la mente delle persone. Mi riferisco ai bambini che si spaventano durante i bombardamenti e, ad ogni suono che assomiglia a quello delle bombe, scappano terrorizzati. Occorrerà, quindi, recuperare i soldati che tornano dal fronte, che hanno visto le peggiori crudeltà».

Che senso assume per voi il Natale?

«A Pasqua avevo una grande paura a predicare e a vedere la comunità in quel giorno solenne. Eppure negli occhi delle persone ho visto la gioia. In quel momento ho capito che nessuno si era scoraggiato, nessuno aveva perso la fede e nessuno ha rivendicato pretese verso Dio. Le chiese non erano vuote, c’è stata una grande partecipazione e all’epoca la situazione non era più leggera rispetto ad ora. Non ho sentito le persone che venivano a dire “perché il Signore ha creato questa sofferenza”, anzi ho incontrato persone che credevano ancora di più e che ringraziavano il Signore per l’aiuto ricevuto. La preghiera non manca, posso dire che la nostra gente ha superato l’esame della fede».

Mons. Oleksandr Yazlovetskiy

E’ nato il 2 marzo 1969 ad Hybalivka, Ucraina. Ordinato sacerdote il 26 giugno 2004, nel 2012 consegue il dottorato in diritto canonico all’università Lateranense di Roma. Economo del seminario maggiore della diocesi di Kamyanets-Podilskiy, ne diventa poi rettore. Quindi viene nominato cancelliere della diocesi di Kyiv-Zhytomyr. Eletto vescovo da Papa Francesco riceve l’ordinazione episcopale il 9 novembre 2019 divenendo vescovo ausiliare della diocesi di Kyiv-Zhytomyr.

Jesolo terra di pace

Nelle giornate di mercoledì 7 e giovedì 8 dicembre il vescovo ausiliare di Kiev sarà ospite della città presenziando, con il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, all’inaugurazione del celebre Presepe di sabbia, quest’anno dedicato alla pace. Una parte delle donazioni dei visitatori verrà destinata a progetti in Ucraina. Momento solenne e profondo sarà, infine, la consegna della Luce di Betlemme da parte del patriarca Moraglia al suo confratello come speranza di pace per la terra martoriata dell’Ucraina.

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