“Lavoro, sacrificio e crederci sempre”

Il direttore tecnico delle Fiamme Oro, Sergio Baldo, commenta i successi alle Olimpiadi

C’è una persona che, forse più di altre, è particolarmente felice per gli ori delle Olimpiadi. E’ Sergio Baldo: ex atleta professionista, specialità salto in alto, direttore tecnico delle Fiamme Oro e da poco nominato vice presidente nazionale della Fidal, la Federazione italiana Atletica leggera.

Sergio, cosa si prova a portare a casa così tante medaglie?

«Questa è una soddisfazione enorme, che parte da lontano. Non ci meritavamo, come atletica leggera italiana, le zero medaglie a Rio: non era quello il valore della nostra atletica. Ora tutti questi successi un po’ ci fanno riscattare dalle medaglie non arrivate dalle precedenti edizioni. E le Fiamme Oro hanno dato un contributo enorme alla spedizione italiana e sono felice e orgoglioso che questi ragazzi siano nati e cresciuti nel nostro team e che abbiano saputo esprimersi al meglio».

Jacobs è l’essenza del lavoro, del sacrificio e del crederci sempre…

«Chi non lo conosce può dire qualsiasi cosa. Non va dimenticato che Marcell è stato un saltatore fino a tre anni fa, di alto livello, con 8,40 di salto in lungo; se non avesse avuto il problema alle ginocchia, ora saremmo qui a festeggiare il suo oro nel lungo, visto che a Tokyo è stato vinto con 8,41. Al suo primo tentativo nei 100 fece 10.03, tre anni fa ed ancora non si allenava per la velocità. Ha, poi, messo insieme le tecniche che ancora non conosceva (vedi la partenza ai blocchi) ed i risultati si sono visti».

Quale la medaglia che ti ha dato più soddisfazione?

«Classifiche non ne voglio fare e non si fanno. Posso dire che una emozione particolare me l’ha data la doppia medaglia quasi in contemporanea, quella di Gianmarco Tamberi nel salto in alto, seguita da quella di Marcell nei 100. Anche se poi sono particolarmente affezionato all’oro di Massimo Stano nei 20 km: ha fatto un lavoro nell’ombra con tanti sacrifici. E’ partito da Bari nel 2016 per trasferirsi a Milano e poi a Roma. Tanti sacrifici, tante sofferenze, tanti bocconi amari, come il quarto posto agli Europei di Berlino o la squalifica per due minuti ai Campionati del Mondo di Doha: c’ero in entrambe le occasioni e c’ero quando ha dovuto prendere decisioni difficili. E’ una medaglia costruita con sacrifici, giorno dopo giorno».

Anche il riscatto di Tamberi in qualche modo lo è…

«Credo che la sua vicenda sia un insegnamento importante: la vita ci riserva spesso delle grandi decisioni e anche degli stop che non ti puoi aspettare; ma la stessa vita di insegna anche che si può ripartire, anche da momenti molto difficili, e che la volontà di inseguire il sogno può partire anche da un letto d’ospedale».

Queste medaglie quanto entusiasmo hanno creato al camp?

«Vi dico solo che stiamo già ricevendo iscrizioni per il 2022: non era mai successo. Speriamo che questa voglia sia contagiosa».

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