Stefano Mattara ha fatto Wow!

Lo Station Manager dell’emittente radiotelevisiva si racconta a ViviJesolo

Vive per la musica e con la musica praticamente da sempre. E’ dj, ma anche produttore. Tra i suoi orgogli “E ci ritroviamo in alto mare”, il tormentone della Bertè: lui è stato uno dei produttori di 2Black. Tra i suoi successi internazionali, Mattara-Send the messange, contenente il sample Mory Kante “Yeke Yeke”, tra i primi 50 negli Usa.

Per non dimenticare Mat’s mattara feat RockMan, o “Tango”, la Top10 della Beatport House Chart, utilizzata tra le sigle di “Veline” su Canale 5 ed inserito nel film dei fratelli Vanzina nel 2012. E come dimenticare il tormentone Ana Tijoux “1977”. Nel 2019 ha creato Radio Wow di cui è anche lo Station Manager, emittente radio televisiva del gruppo Sphera Holding.

Stefano, cos’è per te la musica?

«E’ il 99 per cento della mia vita. Qualsiasi cosa, dalla radio alla casa discografica… ruota attorno alla musica».

Oggi si può ancora parlare di “tormentoni”?

«Certo che sì. E ti dirò di più: credo che neanche negli anni Ottanta abbiamo avuto un numero così alto di canzoni che possono diventarlo. E sono quasi tutte italiane. La musica di casa nostra sta andando molto bene, anche a livello internazionale, come dimostrano i Maneskin».

Che sono, in qualche modo, un prodotto della televisione, dei talent: che ne pensi del ruolo assunto da questi programmi?

«In generale dovrei dire che è un male, perché si dovrebbe premiare solo la musica e non il modo di apparire; ma personalmente dico che, da qualunque parti arrivi la musica, va bene».

Cos’è per te la radio?

«Io lavoro in radio dalla fine degli anni Novanta e l’ho sempre amata. Ho iniziando adorando il ruolo di dj radiofonico. Vi confido questa cosa: da ragazzino giocavo a fare il dj, scegliendo le canzoni e facendo ballare zii e cuginetti. Ho fatto un percorso con i locali, poi produzioni interessanti… quindi lavorando in radio anche tutti i giorni. Finchè, nel 2018, mi è stato proposto un nuovo progetto radiofonico. Io ho risposto: wow! Ed è così nata Radio Wow…».

Ti sei preso un bell’impegno…

«Diciamo che è una figlia pretenziosa di attenzioni. E’ un impegno spasmodico, ma sono quelle fatiche che fai e che poi vengono ricompensate dalla soddisfazione della gente che ti ascolta. La radio è come un amico, cosa che, per ora, i social non riescono ad essere. Con la radio diventi uno di famiglia, mentre con i social il rapporto è un po’ distaccato».

Con te lavorano anche tanti giovani: una scelta coraggiosa.

«Ho il 40 per cento di giovani nella mia squadra e la cosa sta avendo i suoi frutti, perché permetto a loro di portare avanti il lavoro con il loro linguaggio, senza interferire. Tutto questo dovrebbe portare a realizzare il mio sogno, ovvero carpire ascoltatori a Spotify e Youtube, più che ad altre radio».

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