Tonet «Ed ora festeggiamo il Tricolore con uno spritz»

Entusiasmante, pazzesca, incredibile e massacrante. La finale scudetto di basket è stata qualcosa di straordinario, con Umana Reyer Venezia e Dinamo Sassari che sono dovute arrivare a gara -7 per decidere chi si sarebbe portata a casa lo scudetto. E quella squadra è proprio quella orogranata del patron Luigi Brugnaro, con una finalissima al Taliercio giocata in modo praticamente perfetto.
E tra gli eroi di questo quarto scudetto nella storia della Reyer c’è Stefano Tonut. Figlio d’arte (il papà Alberto è stato protagonista in serie A1 e A2 negli anni ’80 e ’90, 26 anni il prossimo 7 novembre, Stefano è uno dei più bei giovani talenti espressi dal basket italiano.
ViviJesolo lo ha intervistato, come fa con tutti i campioni che amano la nostra città.

Stefano, intanto complimenti: è stato uno spettacolo incredibile, quello che ci avete regalato. Quali sensazioni hai provato?
«Hai detto bene, sono state sensazioni pazzesche. Per me è la seconda volta in tre anni qui a Venezia ed è un sogno che si realizza. Forse questo è ancora più bello perché lo abbiamo conquistato davanti ai nostri tifosi, a coronamento di un lungo percorso. Forse è stato più vissuto perché per me è stato un anno importante per la continuità e quindi sono ancora più contento. Lo scudetto era un sogno che abbiamo coltivato fin dal raduno in montagna. Sono senza parole, le emozioni sono state veramente forti».

Tra l’altro per te non è stato semplice, anche per i problemi (fisici durante la stagione e di cefalea ai playoff) che hai avuto.
«In generale non è stato per nulla facile, perché ogni partita dovevamo dare il massimo, quindi contento per quello che siamo riusciti a dare alla squadra».

Quanto è contato avere una persona come tuo papà, che è stato un giocatore a sua volta?
«Avere papà ha contato tanto, anche perché, essendo un ex giocatore, alcune dinamiche le conosce molto bene; infatti questo scudetto è un po’ anche suo. Comunque lui e mamma mi hanno cresciuto in una determinata maniera, con dei valori forti. E mi sono stati vicini nei momenti di difficoltà».

Per Stefania, la tua ragazza, non deve essere stato semplice, considerato tutte le partite che avete dovuto disputare.
«Beh, se consideri che abbiamo giocato 17 gare in 35 giorni… Anche per lei non è stato facile. In generale è stato un periodo intenso per entrambi, perché lei era impegnata con gli studi ed io con le gare. Mi è stata molto di supporto, anche per il problema che ho avuto».

Andrea Vidotti è la persona che ti segue come manager: quanto conta avere uno come lui?
«Conta tanto la sua figura ed anche lui mi è stato vicino, per cui sono contento di continuare il rapporto con Andrea. L’avevo cercato perché mi era stato consigliato; io vado alla ricerca di persone che, al di là del risultato, devono esserci, sono presenti e lui si è dimostrato tale».

La geografia dello sport si sta spostando a Nordest
«Sì, è molto bello quello che sta succedendo: la Reyer, ma anche Trieste (io sono cresciuto là per cui sono contento), poi Treviso, senza dimenticare il Conegliano per il volley femminile. Sono bellissime realtà che stanno lavorando bene e che sicuramente fanno bene al movimento sportivo, perché creano entusiasmo».

Vieni spesso a Jesolo?
«Tutte le volte che posso, perché c’è una bella spiaggia, è tranquilla, ci sono bei negozi, ristoranti, insomma tutto quello che serve per rilassarsi e staccare un po’ la testa. Il contesto è stupendo».

Ti vedi proiettato nella NBA come alcuni tuoi colleghi?
«No, direi che quello appartiene ai sogni».

Jesolo ospita il Gallo Camp di Danilo Gallinari: in futuro ci potrebbe essere un Tonut Camp?
«Non lo escluderei. Io ho già fatto dei camp, come collaboratore e senza il mio nome, e devo dire che mi piace molto fare qualcosa per i ragazzi. In futuro spero di farcela a realizzare un camp tutto mio».

Domanda inevitabile: a chi dedichi questo scudetto?
«Alla famiglia, agli amici, ai tifosi».

Ed ora vacanza?
«Eh sì, ci sta. Magari passo a prendere uno spritz da voi».

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