Una meta per gianca, una meta Per la ricerca

Può una giornata di sport aiutare la ricerca? Certo, se questo sport è il rubgy e se l’iniziativa è “Una meta per Gianca”. La data e il luogo innanzitutto: sabato 3 agosto, dalle 14, agli impianti sportivi della Polisportiva Cortellazzo. Ad organizzare l’evento è “La Colonna”, associazione lesioni spinali onlus, con lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca sulle cellule staminali prelevate dalle meningi, ai fini di curare le lesioni croniche al midollo spinale, e ad abbattere le barriere architettoniche. In particolare sostenere la ricerca scientifica del professor Fumagalli dell’università di Verona.

PERCHÈ LA META è PER… GIANCA
Giancarlo Volpato, ovvero Gianca per tutti, è stato un giovane rugbysta dalle grandi prospettive. Il 21 novembre 1993, alla prima mischia della partita Bassano-Mira, si lesionò la quarta e quinta vertebra cervicale. All’età di 20 anni rimase tetraplegico. Ma, sembrerà un paradosso, è proprio da quel momento che Gianca è diventato un grande campione. Perché non mollò mai, neppure un istante e, grazie alla sua caparbietà, riuscì ad aiutare la ricerca. E, proprio come uno straordinario capitano, da anni coinvolge tante persone e tanti campioni che lo supportano in tutto questo. Una meta per Gianca è una di queste importanti iniziative.

LA GIORNATA
Sport, divertimento e solidarietà. Tante le attività: il torneo di rugby touch (senza placcaggi né mischie) adatto a tutti; attività extra rugby per tutti; il terzo tempo party con aperitivo, cena, musica e tanti ospiti.

I CAMPIONI PRESENTI
Francesco Minto, Andrea Pratichetti e alcuni amici della Nazionale Italiana Rugby.

Gianca, perché è nata questa iniziativa?
«Grazie all’aiuto degli amici della Nazionale Italiana di Rugby (come Francesco Minto, Edoardo Ugo Gori, Andrea Pratichetti, Michele Campagnaro, Angelo Esposito, Valerio Bernabò e Ludovico Nitoglia), nel 2014 abbiamo pensato di organizzare un grosso evento di rugby touch aperto a tutti e senza contatto fisico, con lo scopo di sostenere La Colonna ed in particolare raccogliere contributi da destinare alla ricerca scientifica che, purtroppo, su questo problema non è messa in evidenza dai media».

Cos’ha di così speciale rispetto ad altre iniziative sportive?
«L’amicizia che lega tutti gli organizzatori dell’iniziativa che si adoperano per la buona riuscita dell’evento mettendosi in gioco in prima persona».

Che emozioni ti provoca ogni volta che viene organizzata?
«è sempre una grande emozione quando organizziamo questi importanti eventi. Tutto è cominciato con la Venice Marathon nel 2005, quando alcuni amici dell’associazione e nomi famosi del mondo dello sport (come John Kirwan, Manuela Levorato, Daniele Scarpa e Sandra Truccolo) hanno partecipato con una staffetta con lo slogan “Corro per Gianca” per poi, gli anni, dopo, continuare con traversate a nuoto sulle lunghe distanze. Successivamente la traversata in canoa polinesiana tra Piranoe Mirano. L’anno dopo la camminata nella splendida cornice delle Dolomiti e, per finire, le cinque edizioni dell’evento di Jesolo».

Oggi chi è Gianca? Grazie a te sono state aiutate molto persone: cosa ti rende più orgoglioso?
«Dopo 25 anni dal mio terribile infortunio durante una partita di rugby che ha cambiato improvvisamente ed in modo radicale la mia vita e quella dei miei cari, non avrei mai pensato di raggiungere importanti obiettivi e tagliato traguardi com’è successo grazie al sostegno ed alla vicinanza di tanti amici che, nel corso di questi anni, mi sono stati vicini, primo tra tutti la costituzione de La Colonna onlus nel 2001. Mi rende orgoglioso che tante persone che condividono il mio stesso problema possano trovare in quello che stiamo facendo risposte a domande sulle varie problematiche legate ad una lesione al midollo spinale. Le nostre attività portano avanti due fronti: sostenere la ricerca scientifica e migliorare la qualità di vita delle persone mielolese».

Ricordi ancora quello che ti è successo? Se sì, cosa provi?
«Ogni giorno ripenso a quel terribile 21 novembre 1993 e, dopo alcuni momenti di sconforto e tristezza, devo trovare subito le motivazioni affinché ogni giornata abbia uno scopo e mi veda impegnato con la mente in altre cose».

Verso il rugby che sentimento provi?
«Provo ancora un sentimento di passione ed odio. è come se fossi stato tradito dalla cosa che mi piaceva di più».

Perché il rugby non riesce ancora a crescere come in altre Nazioni?
«Anche se adesso il rugby in Italia ha una crescita inferiore a quella di altre Nazioni che dominano in questo sport, l’aumento del numero dei giovani iscritti lascia ben sperare».

Che messaggio vorresti rivolgere ai giovani?
«Quello che ho trovato io quando mi sono iscritto, da piccolo, a rugby è stato trovare un ambiente sano e fatto di persone che hanno saputo trasmettermi dei valori importanti e farmi crescere con principi sani. Credo che oggi sia ancora così».

X