Gli elusivi caprioli di Jesolo

Se qualcuno, appena venti anni fa avesse detto di aver osservato un capriolo nelle campagne di Jesolo, sarebbe stato preso per visionario. La presenza di questo grazioso ungulato nella bassa pianura, al margine delle lagune e del litorale, sarebbe infatti sembrata fantascienza. Ma nei due decenni successivi qualcosa è cambiato nell’ambiente e nella fauna territoriali e dunque il miracolo è potuto accadere. Al punto che, attualmente, almeno una mezza dozzina di individui di capriolo vivono nelle campagne iesolane e qualcuno persino nelle valli da pesca lagunari. Si tratta di soggetti migrati spontaneamente, dopo che, nei primi anni duemila, una ventina di caprioli sono stati introdotti nella bonifica di Valle Vecchia, in comune di Caorle. Qui, essendosi acclimatati perfettamente, i caprioli hanno cominciato a riprodursi e a migrare verso nuove aree di campagna, favoriti dal fatto che la presenza umana nelle stesse campagne del Portogruarese e del Sandonatese, è ormai assai rarefatta. Infine è giunto nel territorio di Jesolo.

Il Capriolo (Capreolus capreolus)
Piccolo ungulato, di indole timida e di abitudini elusive che, nei maschi, determinano una vita solitaria e l’occupazione e difesa di un territorio. La sua altezza alla spalla è pari a cm 55-77 e il peso raggiunge, nei maschi adulti, i 25 kg. Si nutre di erbe e di fogliame di arbusti, ma anche di frutti maturi. Il maschio è dotato di piccoli palchi a tre punte, mentre le femmine ne sono prive. Si muove e pascola soprattutto all’imbrunire, all’alba e di notte, ma lo si può osservare anche durante il giorno. Le femmine partoriscono uno o due piccoli all’inizio del mese di giugno. E’ diffuso soprattutto in ambienti collinari e montani, mentre la popolazione della Pianura Veneta Orientale supera ormai i quattrocento individui.

Michele Zanetti, Naturalista-divulgatore, per circa cinquant’anni ha scritto saggi, guide, opuscoli, articoli, ha tenuto lezioni, conferenze, corsi di formazione e quant’altro ritenesse utile al conseguimento della sua aspirazione suprema: la “conversione del mondo” alla cultura naturalistica, ma anche alla difesa della biodiversità e della Bellezza che il sistema naturale, la sola vera divinità di questo pianeta, esprime.

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