I giardini di sponda del Sile-Piave Vecchia

Il fiume di Jesolo, antico corso naturale del Piave, porta curiosamente due nomi. Il primo, Sile, indica infatti che le acque che scorrono nel suo alveo sono quelle limpide del fiume Sile. Il secondo, Piave Vecchia, indica appunto che l’alveo in cui quelle acque scorrono è in realtà quello storico del Piave. La curiosa commistione, dovuta alle diversioni fluviali attuate dalla Serenissima tra i secoli XV e XVIII, ha determinato anche la speciale ricchezza dell’ecosistema fluviale e in particolare della sua flora. Le sponde del Sile-Piave Vecchia, Tra Caposile e la foce del Porto di Piave Vecchia sono infatti uno speciale giardino in cui, nel corso delle quattro stagioni si alternano splendide fioriture. Cominciano, all’inizio della primavera, le campanelle maggiori, accompagnate dalla calta, dall’euforbia palustre e dal billeri amaro. Proseguono con il senecione di palude nella primavera avanzata e con la salcerella nell’estate. E questo accade mentre nell’alveo fioriscono i fiori gialli del nenufaro, su cui danzano libellule dagli splendidi colori metallici.

La salcerella (Lythrum salicaria)
Tra le speciali piante erbacee chiamate elofite, che vegetano con le radici nell’ambiente sommerso di sponda ed i fusti, le foglie e i fiori in ambiente aereo, la salcerella spicca per le vistose fioriture estive. Le sue infiorescenze sono a spiga, di forma allungata fino a raggiungere gli ottanta centimetri e di color ciclamino e ciascuna pianta ne sviluppa numerose. Ecco allora che, durante i mesi caldi, lungo le sponde del Sile-Piave Vecchia cortine di questa elegante specie formano sequenze fiorite, che trasformano le stesse sponde in un selvatico giardino palustre. Giardino che richiama centinaia di farfalle, attirate dal nettare dei fiori.

Michele Zanetti, Naturalista-divulgatore, per circa cinquant’anni ha scritto saggi, guide, opuscoli, articoli, ha tenuto lezioni, conferenze, corsi di formazione e quant’altro ritenesse utile al conseguimento della sua aspirazione suprema: la “conversione del mondo” alla cultura naturalistica, ma anche alla difesa della biodiversità e della Bellezza che il sistema naturale, la sola vera divinità di questo pianeta, esprime.

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