La frontiera della battigia

La battigia, detta anche “bagnasciuga”, è la fascia di litorale sabbioso su cui l’onda si frange con violenza quando il mare è in burrasca, oppure dove scivola dolcemente e muore quando il mare è calmo. La stessa su cui i bagnati amano passeggiare quando frequentano le spiagge jesolane. Pochi tra loro, però, realizzano che proprio quella fascia, la cui ampiezza è di appena qualche metro, rappresenta una frontiera bio-ecologica tra due realtà profondamente diverse: l’ambiente marino sommerso e l’ambiente emerso del litorale sabbioso.

Una frontiera anfibia tra due ecosistemi, che proprio per essere tale ospita forme di vita speciali; non solo, ma quella su cui si raccolgono gli organismi marini e i materiali che le stesse onde sospingono verso la terraferma. Ecco allora che, prestando un po’ di attenzione e frequentando la spiaggia nelle stagioni alternative, le scoperte che vi si possono fare sono molteplici e di grande interesse. Al punto da poter realizzare una vera e propria collezione di conchiglie. Il gabbiano comune (Chroicocephalus ridibundus) Sulla battigia si accumulano pertanto molluschi, granchi e talvolta qualche pesce morto. Rifiuti soltanto apparenti; in realtà, risorse preziose per i gabbiani che la frequentano quotidianamente proprio alla ricerca di cibo.

Tra questi il gabbiano comune, formidabile spazzino del litorale e delle lagune. Una specie che è simbolo delle località di mare e che, fino a qualche decennio addietro, era presente soltanto nei mesi invernali, mentre attualmente nidifica in colonia sulle barene lagunari. Il suo abito nuziale è caratteristico e si distingue per il cappuccio color cioccolato che ne ricopre il capo. Una specie generalista, con un ampio spettro alimentare, che la battigia provvede a soddisfare.

Michele Zanetti, Naturalista-divulgatore, per circa cinquant’anni ha scritto saggi, guide, opuscoli, articoli, ha tenuto lezioni, conferenze, corsi di formazione e quant’altro ritenesse utile al conseguimento della sua aspirazione suprema: la “conversione del mondo” alla cultura naturalistica, ma anche alla difesa della biodiversità e della Bellezza che il sistema naturale, la sola vera divinità di questo pianeta, esprime.

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