Le dolomiti in laguna

Gli orizzonti della Laguna di Venezia sono un elemento di particolare importanza, se considerati nel suo contesto di paesaggio.

Le piatte distese acquatiche, costellate da affioramenti insulari di barena e da piccole isole colorate dagli abitati lagunari, assumono infatti un aspetto decisamente più affascinante quando, all’orizzonte settentrionale, si stagliano gli imponenti profili delle Dolomiti venete, o quelli delle Dolomiti friulane. Accade nei giorni dell’inverno e all’inizio della primavera, quando la Bora ripulisce i bassi strati dell’atmosfera e le montagne, ancora ammantate di neve, emergono dall’orizzonte piatto della pianura, come una muraglia leggendaria e invalicabile.

La coniugazione visiva tra distese acquatiche cobalto ed evanescenti montagne azzurre, diviene così espressione della stupefacente ed esclusiva bellezza dei paesaggi lagunari. E se uno stormo di uccelli si staglia contro i profili aspri delle stesse montagne e anima la staticità sonnolenta del paesaggio, la sensazione dell’osservatore è quella di trovarsi al cospetto di un paesaggio ancestrale.

L’orizzonte del tramonto

Esiste un angolo della laguna jesolana, da cui si possono osservare i tramonti più belli dell’intera Laguna di Venezia. Si trova a Lio Maggiore – Lio Mazòr, per i Veneziani – dove l’argine che delimita le piccole valli che il Canale Caligo separa dalla Valle Grassabò, appare rivolto a ovest.

Da qui, dalla sommità di quest’argine, nelle ore del crepuscolo, si può ammirare la rappresentazione scenica di uno spettacolo che fa impallidire gli artificiosi e impattanti spettacoli pirotecnici celebrati sulle spiagge, a beneficio del popolo balneare; e persino le evoluzioni delle Frecce Tricolori. Si tratta, semplicemente del tramonto, con i suoi colori, le sue luci e le sue musiche; antichissimi e tuttavia sempre diversi, sempre nuovi.

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Naturalista-divulgatore, per circa cinquant’anni ha scritto saggi, guide, opuscoli, articoli, ha tenuto lezioni, conferenze, corsi di formazione e quant’altro ritenesse utile al conseguimento della sua aspirazione suprema: la “conversione del mondo” alla cultura naturalistica, ma anche alla difesa della biodiversità e della Bellezza che il sistema naturale, la sola vera divinità di questo pianeta, esprime.

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