L’universo vivente del canneto

Le grandi paludi che occupavano il territorio di Jesolo in epoca medioevale e rinascimentale erano spesso dominate dalla canna di palude. Distese sconfinate di canneto, che dilagavano monotone sotto i cieli mutevoli di queste terre, sovrastate soltanto dal profilo azzurro delle Prealpi veneto-friulane. Con la bonifica ottocentesca tutto questo è stato cancellato e ciò che rimane del canneto, che in termine tecnico-botanico è denominato “fragmiteto” (da Phragmites australis, la canna di palude), si è rifugiato presso la sponda dei fiumi e dei canali di bonifica. Nelle dense cortine di canna che accompagnano le dolci anse del Sile-Piave Vecchia l’universo vivente del canneto, dunque, si perpetua e ancora diffonde i suoi colori e le sue musiche. Colori che sono dovuti alla fioritura primaverile della calta e delle campanelle maggiori, del billeri amaro e della grande euforbia palustre. Musiche che sono dovute al monotono canto del cannareccione, al trillo del tuffetto, al petulante richiamo della folaga e a quello del tarabusino, che nel canneto nidificano.

La cannaiola
Tra gli abitanti del canneto il più elusivo è forse la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus). Il suo colore verde olivastro la rende pressoché invisibile, ma il suo canto dolce e sommesso ne rivela comunque la presenza. Questo piccolo passeriforme, che compie lunghissime migrazioni africane, sorvolando il Mediterraneo e il Sahara, nidifica costruendo un piccolo nido a coppetta appeso alle canne. Si nutre di minuscoli insetti e il suo nido può essere visitato e parassitato dal cuculo (Cuculus canorus). Quando questo accade la cannaiola è costretta dal suo istinto materno ad allevare un nidiaceo che, crescendo la supera in peso e dimensioni. La specie è un ottimo indicatore ambientale e appartiene all’identità naturalistica del territorio di Jesolo.

Michele Zanetti, Naturalista-divulgatore, per circa cinquant’anni ha scritto saggi, guide, opuscoli, articoli, ha tenuto lezioni, conferenze, corsi di formazione e quant’altro ritenesse utile al conseguimento della sua aspirazione suprema: la “conversione del mondo” alla cultura naturalistica, ma anche alla difesa della biodiversità e della Bellezza che il sistema naturale, la sola vera divinità di questo pianeta, esprime.

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