Dieci, cento, mille storie. Ed una città, Jesolo

Pensavo come questa volta fossi fortemente tentato dal lasciare completamente in bianco questa pagina. Noi che siamo abituati a informare, dare notizie, raccontare e farvi raccontare, in questo momento storico avrei voluto che, a dare un’idea su quanto sta accadendo, fosse ognuno di voi. Sono passati tre mesi da quando il mondo ha imparato un termine nuovo, tanto semplice quanto micidiale e distruttivo, per la salute e per l’economia: Covid-19. Che sembra tanto il nome di un’astronave destinata allo spazio, come i vari “Apollo”… , ma non altrettanto affascinante, anzi. Tre mesi dove è successo di tutto, anzi, una cosa molto più semplice ed inquietante: è cambiato il mondo. Tre mesi dove abbiamo dovuto convivere con le paure del presente e le incertezze per il futuro. Perché, dopo la prima euforia iniziale, tra arcobaleni, hashtag vari e concerti e canzoni dai balconi e dalle terrazze, è iniziato a prevalere un senso di impotenza e preoccupazione. Tre mesi dove ci siamo dovuti arrendere alla limitazione delle nostre libertà. Tre mesi dove anche il dolore ha avuto un vissuto diverso. Ma anche tre mesi dove si è tentato di rialzarsi, di guardare, per quanto possibile, con ottimismo al futuro prossimo. Dove si è espressa tutta quella capacità di tirarsi su le maniche. E tre mesi dove si è scoperto, anzi riscoperto, che il mondo della sanità è qualcosa di prezioso, cui rendere merito, consapevoli che medici, infermieri e tutto il personale sanitario c’erano prima, ci sono stati durante l’emergenza e ci saranno anche dopo.

Tre mesi dove ognuno ha vissuto una storia che potrebbe essere raccontata. E con quella storia avrebbe potuto scrivere questo editoriale, raccontando come vorrebbe, nei suoi desideri e nelle sue volontà, ripartire. Tante persone, tanti imprenditori, tante storie… tanti pezzi di uno stesso puzzle. Dispersi, sparpagliati o semplicemente lontani tra loro fino a pochi giorni fa. Ma che ora si stanno rimettendo assieme.

E, seppure in un modo che non potevamo immaginare, con regole che erano lontane anche solo dal pensarle, quell’immagine di normalità, di vacanza, di libertà, così bella e solare, ora sta prendendo forma. Mancano ancora pochi pezzi per completarla. Forse non tutti l’hanno ancora capito che non è più come prima, che la favola Jesolo può avere un lieto fine solo se si cambia, o più semplicemente si sanno cogliere le difficoltà come opportunità per crescere e migliorare. Ma, come direbbero i nostri vecchi, certe teste è difficile cambiarle. La città, Jesolo, è quella che è perché in tanti ci hanno creduto e ci credono ancora. E perché hanno avuto tanti turisti, specie d’oltre confine, che hanno voluto bene a questa spiaggia. Quando scoprite, perché magari Aja, Confcommercio o il Consorzio JesoloVenice hanno consegnato loro una targa ricordo, che ci sono turisti che tornano per decine d’anni, non sorridiamo, ma ringraziamo che ci sono e tornano. Perché questo è un grande valore aggiunto. Ed oggi è (anche) grazie a loro se ripartiamo. Abbiamo saputo farci volere bene. Meritiamocelo ancora il loro affetto. Da parte mia, da parte nostra, ci rimettiamo al lavoro per completare il nostro di puzzle. Da parte vostra date una mano a terminare il percorso che porterà ad una nuova ripresa. E sul fatto di scrivere voi questa pagina… beh, in fin dei conti lo fate ogni volta. È Jesolo, siete voi lettori a ispirarci. Senza, Vj non avrebbe senso di esistere.

Un’ultima cosa. La proposta è stata accettata, il Lungomare delle Stelle andrà agli operatori sanitari. Un altro tassello che si posiziona
e che rende orgoglioso chi lavora per il bene della città.
Con passione.

X