Ed ora andiamo a vincere la partita della nostra estate

Mi piace il calcio. Tanto. Nonostante oggi sia sempre di più una industria, dove tutto sembra essere organizzato in funzione del ritorno economico, cerco di conservare quell’immagine romantica che mi accompagna da quando ero piccolo. Mi piace. E lo seguo sempre, qualsiasi sia la partita. A casa mi prendono in giro, dicendo che guarderei alla tivù, come a bordo campo, una Staffolo-Gainiga con lo stesso entusiasmo di un derby d’Italia. Ed è vero. Mi piace.
Ed ero tra quelli che non vedevano l’ora che ricominciasse. Certo, anche per il fatto che tanti colleghi, tra giornalisti freelance, operatori video e fotografi bordocampisti, erano rimasti senza lavoro e senza alcuna sovvenzione, a causa del lockdown. Ma dentro di me c’era comunque voglia di calcio. Ed ho accolto con una certa fanciullesca gioia la ripresa, pur nell’anomalia degli stadi vuoti (non so voi, ma io ancora non mi sono abituato a sentire le urla di giocatori e allenatori). Mi piace. Eppure alla lunga ho quasi un senso d’ansia: si gioca letteralmente tutti i giorni, si vorrebbero vedere partite belle, ma le prestazioni non possono non risentire della mancanza di riposo, così come mancano quelle “sane” analisi da bar, tra sfottò e immotivate esaltazioni. Ecco, ho immaginato questa stagione balneare come il campionato di calcio di adesso. Ci piace, eccome, stare a Jesolo, da turisti, così come da lavoratori ed imprenditori. Non vedevamo l’ora che ricominciasse tutto. Riguardavamo vecchie foto, immagini di eventi passati, programmi di manifestazioni che avremmo voluto realizzati.

Ci piace, eccome, Jesolo. Con il suo modo di essere, così grande, mastodontica da gestire, ma così piccola per ognuno di noi in tutti quei micromondi che rappresentano ognuno dei quindici chilometri di estensione.
Ci piace e volevamo iniziasse la stagione. Eppure ora vorremmo arrivasse presto settembre. Duro il peso degli ostacoli che si incontrano ogni giorno. Duro vedere com’è difficile organizzare anche un singolo evento, con la moria che subisce il programma, noi che eravamo abituati alle oltre 700 manifestazioni all’anno. Duro anche sopportare le malelingue di chi non trova meglio da fare che dedicarsi all’arte della polemica a tutti i costi. Ma il “campionato” va avanti, deve andare avanti. E tutti noi, protagonisti di questa partita, probabilmente la più difficile nella storia della città, possiamo fare solo una cosa per vincerla: giocare tutti per la stessa squadra, ognuno con il proprio ruolo. Compatti, uniti.

Una signora austriaca l’altro giorno mi ha detto: “Qui si sta meglio che a casa”. Ecco, se lo dicono loro, perché mai non dovremmo crederci? E allora, accendiamo la musica della nostra estate. E, detta alla Fred Buscaglione: Che estate, questa estate!

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