Grazie, semplicemente cosi

L’altro giorno mi sono preso il lusso di farmi una “vasca”. Una piccola pausa tra una correzione e l’altra delle bozze. Scooter, casco e via. Di solito inizio da piazza Manzoni per terminare in piazza Aurora, fino al faro se ho un po’ più di tempo. Questa volta l’ho voluta fare tutta. Per assaporare meglio questa Jesolo che sta portando a termine la cosiddetta stagione. Molti ancora resistono, guardando lo schermo delle prenotazioni o alzando gli occhi al cielo per capire da che parte butta il meteo; qualcuno sta facendo le pulizie preparandosi alla chiusura. Cronaca di vita quotidiana, anzi, di una stagione, come tante ne abbiamo vissute. Eppure questa non è stata così, non è stata “normale”, non lo poteva essere.
Torno in ufficio e prendo il primo numero di Vj, quello di Pasqua, quello del periodo in cui nulla era ancora certo, tutto viveva nella drammatica incertezza. Nel mio primo editoriale terminavo ricordando una frase della celebre poesia Invictus, del poeta inglese William Ernest Henley: “Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita. Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima”. E lo siamo stati davvero padroni del nostro destino. Perché se ho potuto fare una “vasca” in via Bafile, in una Jesolo che sembrava quella di sempre, è merito a quello che tutti hanno fatto. In un modo o nell’altro. E allora grazie. Grazie agli imprenditori che hanno aperto, pure nell’incertezza, in un misto di follia e di coraggio.
Grazie ai turisti, che hanno seguito più il loro cuore e la fiducia verso questa città, che quanto si diceva in giro, anche a casa loro, enfatizzando a volte situazioni che non avevano motivo d’essere. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato con le rispettive realtà, associazioni e istituzioni, per spingere per una riapertura che potesse essere il più normale e funzionale possibile.
Grazie anche a chi ha fatto del catastrofismo: la realtà ha poi saputo chi premiare. Grazie a chi ha utilizzato il nome di Jesolo per fare polemica o guadagnare un po’ di visibilità: dimostra che la nostra città, non altre, ha una tale notorietà da garantire una straordinaria cassa di risonanza; sapremo utilizzarlo a nostro vantaggio. Grazie a chi non ha proprio resistito alla tentazione di usare i social per screditare, anziché informare o promuovere: in fin dei conti ci ha aiutati a fare ancora di più e ancora meglio. Grazie a chi non ha saputo ascoltare consigli, invocazioni e suggerimenti che partivano dalla base: Jesolo e il Veneto hanno saputo ancora una volta tirarsi su le maniche e ripartire con le proprie forze. Grazie a chi ha capito che l’informazione (quella vera) è preziosa e va aiutata e non osteggiata.
Grazie a chi è stato vicino a ViviJesolo, apprezzando gli sforzi fatti fin dall’inizio, fin dal primo numero, entrato nelle case di tutti e nelle (poche) attività aperte, aiutando a dare speranza. Grazie alla mia squadra: un gruppo di professionisti, di appassionati, di amanti di Jesolo, perché sono stati fondamentali nel realizzare una rivista che, con originalità e guardando solo a sé stessa e seguendo la propria linea, ha dato sempre informazioni puntuali e complete. Ogni 15 giorni.
Grazie, semplicemente così. Senza fuochi d’artificio, effetti speciali e abbaglianti luccichii. Semplicemente noi. Semplicemente voi. Semplicemente Jesolo.

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