Alvaro Recoba «A Venezia una squadra fortissima»

Vederlo calciare il pallone sulla spiaggia, in quel campo di sabbia allestito nell’arena antistante piazza Brescia, è stato come fare un salto all’indietro nel tempo. Di vent’anni. In un luogo preciso: lo stadio Pier Luigi Penzo. Lui è tra coloro che hanno fatto la storia a Venezia e del Venezia. è il calciatore che si è caricato una squadra sulle spalle, permettendole di restare in serie A e di vivere una delle stagioni più esaltanti di sempre. Era la stagione 1999/2000 e lui arrivò in laguna nel mercato di gennaio.
Stiamo parlando di Alvaro Recoba, El Chino. A metà luglio è volato dall’Uruguay per raggiungere Jesolo e partecipare alla tappa della Bobo Summer Cup. E fin dal primo momento del suo arrivo in città non ha nascosto il legame con Venezia e il Venezia. Anche quando nella hall dell’hotel Casa Bianca è spuntata una maglia del Venezia, lui l’ha subito indossata per la foto di rito.

Alvaro, cosa ricordi dei tempi di Venezia?
«Una squadra fortissima, uno stadio Penzo sempre pieno che si raggiungeva in battello. C’era un’atmosfera unica».

Cosa ti ha spinto ad arrivare a Venezia?
«All’Inter non c’era molto spazio e si era manifestata l’occasione di disputare il girone di ritorno con il Venezia. Il mio procuratore era scettico, a mia moglie invece l’idea piaceva. Ho ascoltato le sue parole».

La gente ti considera un eroe: sei d’accordo nel dire che hai salvato tu il Venezia?
«è stato un lavoro di squadra. Eravamo forti e c’erano giocatori con esperienza. Prima del mio arrivo c’era stata molta sfortuna. Poi le cose sono girate per il meglio».

Cosa ha contribuito ad invertire la tendenza?
«L’intervallo di Venezia-Empoli con la famosa “cacciata” di Zamparini dallo spogliatoio di Novellino. Sinceramente in quel momento stavo pesando a chi me l’avesse fatto fare di venire a Venezia. Con il ritorno in campo è iniziata un’altra storia: Novellino è un bravo allenatore e al tempo stesso un grande motivatore. Ci diede un’energia incredibile».

Possiamo dire che quella a Venezia è stata una della tue migliori stagioni?
«Si, soprattutto se consideriamo quello che la squadra ha fatto in appena sei mesi».

Tra i ricordi più belli c’è la tua tripletta alla Fiorentina?
«Mi piace ricordare anche la vittoria contro la Roma, che al Penzo quell’anno abbiamo massacrato».

Sai che a Jesolo c’è un Venezia club?
«Ne sono stato informato ed è bello vedere che i tifosi continuino ad avere un bel ricordo di quegli anni».

Come descrivi l’amicizia con Bobo?
«è una delle persone più buone che conosca. L’iniziativa che ha messo in piedi lo conferma. Appena mi chiama io lo raggiungo».

Cosa ti lega oggi al calcio?
«Seguo alcuni ragazzi pur non essendo un procuratore. Sto studiando per diventare team manager e allenatore e seguo mio figlio che gioca nell’under 16 del Danubio, la mia prima squadra. Assieme a degli ex calciatori dell’America Latina abbiamo realizzato dei documentari su alcuni campioni che mostriamo nelle scuole. è un modo per far intendere il calcio come riscatto».

 

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