Anche le Divine hanno una mamma

Pazzesca, straordinaria, immensa e, soprattutto, divina. Quanti aggettivi sono stati usati, in questi anni, per descrivere le imprese sportive di Federica Pellegrini. Ripetuti come un mantra anche dopo l’ultima vittoria, l’oro nei 200 stile libero, ai mondiali di nuoto in Corea del Sud, lo scorso 24 luglio. Ma come vive tutto questo la mamma? Abbiamo provato a chiederlo direttamente a lei, Cinzia Lionello.

«Innanzitutto non posso che esserne orgogliosa. Soprattutto per i tanti sacrifici che da anni Fede sta facendo. Da parte mia cerco di starle vicina, ma allo stesso tempo so anche quando starle lontano quando vuole stare da sola. Una cosa la accompagna da quando era piccola: la stessa grinta».

È stata lei a introdurla nel nuoto: perché questo sport? E Federica l’ha mai ringraziata per questo?
«Perché il nuoto ci sembrava lo sport più appropriato. Quando i bambini sono piccoli non sai che indirizzo dare (tranne il calcio, che detesto): il nuoto ci sembrava lo sport più completo, poi siamo veneziani e l’acqua è casa nostra. Da quel momento Fede non è più uscita, tranne un anno che aveva una otite. Sì, penso che là abbia trovato la sua passione più grande, l’acqua. Non ci ha mai ringraziato, ma quella è stata la sua vita».

So che c’è stato un momento particolare nella sua carriera, quando a casa è arrivato il borsone della Nazionale per la convocazione alle Olimpiadi. Era il 2004.
«Ci ha sempre emozionato la Nazionale, di qualsiasi sport. Poi è nata Federica e c’erano le olimpiadi di Seul, con lei in braccio guardavamo l’apertura dei Giochi; poi mio papà che doveva andarci come lottatore greco romano… Mi fa venire la pelle d’oca… Non avevamo mai pensato che potesse andarci. E quando è arrivato, eravamo in adorazione davanti a questo borsone. Ci siamo messi a piangere. è una cosa grande». Famiglia di sportivi, il papà di Cinzia è stato campione italiano di lotta greco-romana

Cosa le cucina?
«Penso che quando tornerà faremo tante cene fuori. Ama mangiare pesce, tanta verdura, a lei piace (che faccio solo per lei quando viene a casa) la parmigiana, la ama molto. Se fossi capace di fare sushi mi farebbe fare quello. Si potrebbe dire che ha accettato di andare a Tokio solo per quello».

È stata una mamma severa da piccola?
«Non sono severa. Diciamo che io e mio marito Roberto facciamo il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Anche perché Fede è stata sempre una ragazzina brava a scuola e fuori da scuola, per cui non c’era motivo per essere duri con lei. Forse lo siamo stati un po’ quando ha avuto dei problemi, il periodo di Milano; pensavamo problemi dovuti alla adolescenza e per questo eravamo fermi nella nostra posizione. Alla fine, però, dobbiamo darle ragione, perché quando ci sono problemi, ci sono anche delle ragioni; tanto di cappello a lei, perché il problema è come dice lei e non noi».

Ma le fa ancora le raccomandazioni, come quando era piccola?
«Sta attenta, fai la brava, mettiti la sciarpa, mettiti il cappello in testa, hai preso gli integratori?… Sì lo faccio: è da mamma. Poi io ho un sesto senso con lei: basta che telefoni e sento subito se c’è qualcosa che non va. Lei dice no no. Io lascio parlare e poi viene fuori».

Com’è Federica a casa?
«Dipende quando viene a casa. Se prima delle gare, è un po’ più dura. Prima di ogni gara internazionale vuole venire a casa sua, dormire in camera sua, dormire con noi. Noi andiamo a stuzzicarla, perché poi viene per sfogarsi. Ci racconta, si sfoga e fa il suo pianto. Oppure dopo la gara, arriva felice e contenta. Casa sua è casa sua».

Date l’immagine di una famiglia molto unita: ma non litigate mai?
«Anche noi facciamo le nostre litigate, ma non tante. Siamo una famiglia serena. Non abbiamo grandi pretese, nel senso che siamo una famiglia semplice, siamo sempre stati così. Litigate poche, chiarimenti alla grande. In ogni caso il sorriso alla fine viene sempre fuori».
Che anno sarà questo, quello che porterà alla chiusura della sua carriera?
«Manca un anno e sarà il più intenso in assoluto. Mi ha già detto di aiutarla e sa che noi ci siamo sempre. Sarà un anno duro. Poi penso che anche lei vorrà vivere più tranquillamente e fare le sue cose. Di sicuro avrà mille occasioni. Forse potremmo vederla un po’ di più e seduta più tranquillamente a tavola».

Il fatto che venga definita divina?
«Mi fa sorridere. Noi quando ci sono le gare che non possiamo seguire di persona, ma solo dalla televisione, ci sono i telecronisti che la chiamano sempre così. Non posso che essere d’accordo».

Jesolo ha dedicato un tratto di lungomare, che è anche un po’ vostro: cosa avete provato quel giorno?
«è stata una grande soddisfazione. Vi dico questo: a me piace molto andare in spiaggia anche d’inverno: adesso facciamo la passeggiata dove c’è il tratto di lungomare dedicato a Federica».

Vostro figlio Alessandro come ha vissuto la carriera di Federica?
«Alessandro ne ha un po’ sofferto. Da tre anni è a Londra, dove non è il figlio “di” o il fratello “di”; aveva il bisogno di non sentirsi così. La voglia di tornare a casa c’è, poi vediamo».

Si dice che i genitori, in tutti gli sport, siano troppo invadenti, quasi un ostacolo per gli allenatori e gli stessi figli. Voi che sembrate sempre un passo indietro rispetto a Federica, cosa consiglia ai genitori?
«è sempre stata la cosa che non abbiamo mai sopportato, anche quando c’erano le gare degli esordienti, vedevi i genitori con il cronometro. L’unica cosa che posso dire è che questi ragazzi devono divertirsi, campioni lo diventano se, continuando, hanno veramente qualcosa in più. Da ragazzini devono solo divertirsi. Con i genitori dietro campioni di certo non lo diventano.
Il nuoto è uno sport individuale, ma la squadra è comunque importante: a Fede è andata bene perché c’era un bel gruppo di amici e fuori un bel gruppo di genitori. In vasca liberi e tranquilli. E divertirsi».

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