Beppe Severgnini

«Ragazzi, trovare una guida è importante. Ma attenzione a chi vuole fregarvi»

L’ironia di certo non gli manca, d’altra parte è sempre stata il suo biglietto da visita. Così come la sua verve e il suo rispetto per i suoi lettori. Com’è successo nella presentazione di piazza Marconi: qualche minuto dopo l’inizio, comincia a piovere e lui invita tutti a rifugiarsi sotto gli ombrelloni del bar e si alza in piedi e conduce la serata da una prospettiva diversa, così che tutti potessero seguire al meglio. è Beppe Severgnini, a Jesolo Libri per parlare del suo “Italiani si rimane”.

«Italiani si diventa di 20 anni fa è la storia di un bambino, adolescente, di un ragazzo italiano, prima del lavoro. Questo libro è, invece, la storia di uno che sognava di fare il giornalista e ci è riuscito. In un caso e nell’altro si tratta di una autobiografia. Sentimentale, ironica, didattica. Ho fatto molti errori nel mio mestiere, anche da questi ho imparato qualcosa, ma sono stato molto fortunato. Questa è la autobiografia di un giornalista fortunato e che sa di esserlo stato».

A chi potrebbe servire?
«Vuole essere utile a chi vuole fare il giornalista o vuole lavorare nei media».

Ed ai giovani che vogliono fare questo mestiere, cosa consiglia?
«Cercate qualcuno, nella generazione prima di voi, che voglia aiutarvi e non voglia fregarvi. Chi vuole fregarvi ce l’ha scritto in faccia. I 50enni, i capi, non sono lì per fregarvi, la maggioranza vuole aiutarvi. Però dovete stare attenti: trovare una guida è importante».

Come nel suo lavoro, anche questo libro è fatto con la sua solita ironia.
«L’ironia è uno degli strumenti del mio mestiere. Può aiutare a dire cose difficili ed impegnative. Può essere un modo per accettare le imperfezioni del mondo e sorriderne. è un modo per abbattere le difese di chi legge, di chi ascolta e di chi guarda.
Uno dei primi articoli che ho fatto, fu per le elezioni del 1979. Ho finto di non capire l’incarico che mi venne affidato ed andai all’elezione di Miss Body Leopardo, in una discoteca della Bassa Lombarda, Ok Club. Nel pezzo scrissi: mi sono sbagliato, le elezioni erano le altre, ma in fondo queste ragazze erano più divertenti. Il rischio era di chiudere là la carriera, ma ho trovato un direttore intelligente che capì che forse avevo fantasia e che avevo un modo laterale di raccontare la politica».

Montanelli cos’è stato per lei?
«Montanelli è stato il mio maestro, mi ha preso da ragazzo. Ricordo il mio primo incontro: pioveva e mi persi per Milano; quando arrivai da lui ero bagnato fradicio e con questo giubbotto pesante addosso. Lui mi disse: Ma stai andando a sciare?
Mi ha incoraggiato a scrivere, mi correggeva i pezzi che gli mandavo ed un giorno mi disse: Ho tanti ragazzi che vengono da me e tutti hanno il diritto di fare il giornalista, ma tu hai il dovere di farlo, non puoi non provarci. Mi ha anche perdonato alcune cose, come quando ero in Australia e, il giorno prima di ritornare, avendo incontrato una ragazza che mi propose di girare con lei il Paese, mandai un telex a Montanelli, dicendo “Datemi per disperso”. Al ritorno, dopo tre settimane, mi guardò e mi disse: Avevo timore che tu fossi un po’ troppo preciso e regolare; hai invece, fatto una cavolata così grossa che sei un po’ matto, quindi benvenuto e bentornato. Questo è un maestro».

Come sta l’informazione e come difenderla rispetto a quello che arriva, gratuitamente, ad esempio dai social?
«L’informazione è in un momento drammatico, perché molte delle cose che offriamo a pagamento, le trovi anche gratuitamente. L’unica via d’uscita è la “certificazione” del prodotto che offri e che arriva dalla testata che lo propone».

Lei che ha vissuto molto tempo in Gran Bretagna, cosa pensa della Brexit?
«La Gran Bretagna della Brexit non la capisco e mi preoccupa. Vivono in un limbo e non sanno cosa fare. Si sono andati ad incastrare che neanche l’Inter è così imprevedibile. Ora è un Paese con la crisi di nervi, che non sa più dove andare a sbattere».

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