«Diventare abisso per rinascere a nuova vita»

Cantautore, viaggiatore, scrittore e poeta tra i più conosciuti del web

Gio Evan, dopo la partecipazione a Sanremo 2021, con il brano Arnica, è tornato in tour lungo l’Italia. Oltre ad avere lanciato l’uscita per Polydor/Universal del suo nuovo album, Mareducato, che ha già raggiunto i 15 milioni di ascolti, e del suo ultimo libro per Rizzoli, Ci siamo fatti mare, lo scorso 17 luglio ha dato il via alla prima edizione di “Jesolo Suonica festival”.

Dopo mesi di stop forzato, che effetto ti ha fatto tonare ad esibirti nel palco?

«Provo un’enorme gratitudine. Dopo quello che abbiamo passato, viviamo questo momento di ritorno ai live con una grande attenzione: ci sembra di avere iniziato una nuova vita, abbiamo ripreso a fare delle cose che non eravamo abituati. Aggiungo che ci sembra di essere in una cristalliera, quando ci muoviamo sul palco facciamo attenzione ad ogni movimento».

Che messaggio lanci attraverso Mareducato?

«E’ una sorta di viaggio ma, soprattutto, un invito a farsi mare da soli, arrivare alla riva ma, anche, alla deriva per derivare da altro, cogliere scogli dentro per non rischiare l’onda d’urto. Conoscere l’alta marea di cui siamo capaci e strabordare a largo. È l’inizio del momento prima di aver vinto l’abisso. Ma l’abisso non finisce qui. Dopo c’è l’altra parte del mare. L’altra riva, l’altro mondo».

A concludere l’album c’è l’inedito “Metà mondo”, il singolo lanciato lo scorso 25 giugno….

«E’ colei che chiude il percorso marino. Dopo essere passati dalla riva, avere affrontato le alte maree e avere vinto le onde, dopo essersi presentati al largo e avere raggiunto l’abisso, non resta che diventare noi stessi l’abisso. Bisogna diventare abissali, smettere di seguire le norme e iniziare a seguire l’enorme. E’ una nuova vita, un nuovo inizio, un messaggio positivo».

Tu sei tante anime, quale ti rappresenta maggiormente?

«Mi sento un operaio a disposizione dell’arte. Oggi scrivo e canto, se domani l’arte dovesse chiedermi di dipingere lo farei senza problemi proprio perché ho deciso di mettermi a disposizione di ogni forma artistica senza alcuna preclusione».

La musica oggi cosa rappresenta?

«Mi sento un operaio a disposizione dell’arte. Oggi scrivo e canto, se domani l’arte dovesse chiedermi di dipingere lo farei senza problemi proprio perché ho deciso di mettermi a disposizione di ogni forma artistica senza alcuna preclusione».

Hai viaggiato molto, India e America latina comprese. Oggi cosa rappresenta la possibilità di tornare a viaggiare?

«Un riscatto sociale dopo mesi di blocchi forzati».

Qual è il Paese che sei più legato?

«Sono legato alla terra e non ai Paesi. Se devo ricordare i viaggi, ricordo le fasi della mia maturità: in India a 18 anni tutto doveva essere programmato, in America latina a 23, con altre esperienze, ho potuto improvvisare maggiormente».

Non sappiamo se sei un appassionato di calcio, ma la nostra Nazionale ha stupito l’Europa conquistando gli Europei… cosa provi?

«Non sono un calciofilo, però dico che l’Italia nell’ultimo anno ha fatto molto bene in diversi settori, onestamente non avevo dubbi».

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