Kristian Ghedina, Un’emozione più grande di una vittoria

C’era anche lui, anzi soprattutto lui, in piazza a Cortina, davanti al megaschermo, in attesa di sapere se Milano-Cortina avrebbe avuto i Giochi Olimpici Invernali del 2026. E alla fine ha gioito come e più di una sua vittoria. D’altra parte Kristian Ghedina è proprio di queste terre e sa cosa vale una Olimpiade.

“Per me è stata una grande emozione, molto forte, anche più grande rispetto ad una vittoria in gara o alla convocazione alla Olimpiade. Inizialmente ero un po’ scettico: da una parte perché si parlava di un testa a testa con l’altra candidata svedese, dall’altra perché temevo valutassero le cose non positive che ci sono in Italia. Poi quel giorno, andando in piazza a Cortina e vedendo che c’era poca gente ad attendere, mi ero demoralizzato. Cavolo, dicevo, una Olimpiade non è da tutti i giorni, dov’è tutta la gente? Invece poi, verso le 17, la piazza ha iniziato a riempirsi e quando è apparso il cartello con l’assegnazione, mi è venuta la pelle d’oca. Una cosa troppo bella. Poi abbiamo una bella fetta di gare da noi: sarà un evento che darà lavoro, sviluppo e possibilità di rinfrescare il paese, in fatto di infrastrutture, servizi, parcheggi. Anche i privati dovranno cogliere questa importante opportunità”.

Com’è messa Cortina? Ci saranno tante cose da fare o c’è una buona base di partenza?
“Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, per la pista, stiamo cavalcando l’onda del Mondiale, per cui è quasi tutto pronto. C’è da fare la struttura per il curling e da fare un grosso investimento per la pista di bob. Tutti auspicano che ci possa essere un intervento alla viabilità ed ai parcheggi. è, comunque, una bella spinta per la ripresa di tutto il territorio, anche per le zone colpite dai disastri del tempo dello scorso anno”.

Segui ancora lo sci?
“Non ho interessi a livello di Federazione, per cui le seguo come spettatore, ma non come tifoso accanito. Diciamo che ho voltato pagina. Sono tifoso dell’Italia e spero sempre che i nostri atleti vincano sempre, però non sono più così appassionato come prima. A dire il vero seguivo poco le gare anche prima: mi interessavano solo gli atleti che mi stavano davanti” (e sorride). Poi faccio un po’ di calcio, con la Nazionale dei piloti e la Nazionale Artisti Tv. Mentre con l’automobilismo ho smesso”.

Cosa consigli ai giovani che vogliono fare sci agonistico?
“Darei prima di tutto un consiglio ai genitori. Siamo in una società difficile, circondata da tanta tecnologia, che porta i ragazzi di tutte le età a stare molto di più davanti ad un pc o a uno smarthphone e poco fuori.

Vengano spinti a stare di più fuori, a giocare, a socializzare, a stare a contatto con la natura.
La gestione del tuo corpo la impari molto meglio da bambino e questo aiuta. Poi il genitore non pensi di avere il campione in casa, riversando sul figlio tutte le speranze perché magari lui non ha avuto risultati: lo sport deve essere soprattutto divertimento. Poi ci vuole lavoro, sacrificio, rinunce, rispetto delle regole e degli avversari”.

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