Luciano Garofano

La realtà oltre CSI

È stato l’ospite d’onore del convegno nazionale dell’Anvu, l’associazione della Polizia locale, che si è svolto nelle scorse settimane al Palazzo del Turismo. Proprio in quell’occasione ha evidenziato l’importanza della gestione nella scena del crimine, auspicando l’approvazione di alcune linee guida.
Lui è Luciano Garofano, generale dei Carabinieri, già comandante dei Ris di Parma e presidente dell’Associazione Italiana Scienze Forensi.

Come può essere definita la scena del crimine in Italia?
«è una scena che si avvale di tantissime tecnologie mentre siamo carenti nella gestione del primo intervento. è un aspetto sul quale dobbiamo lavorare ancora».

In particolare con quale priorità?
«è indispensabile che la scena sia protetta e documentata per consentire l’intervento degli esperti. Purtroppo nelle prime fasi delle indagini continuano ad esserci sempre troppe persone con il rischio di compromettere dei dettagli fondamentali. Sulle scene del crimine continua ad esserci la massa di operatori».

Che differenze ci sono nella gestione dei crimini in Italia e nel resto d’Europa?
«Dal punto di vista analitico nessuna in particolare, anzi la nostra capacità di analizzare le tracce è alla pari degli altri. Non siamo alla pari appunto per quanto riguarda il primo approccio: negli altri Paesi c’è maggiore ordine e ci sono delle linee guida che vengono applicate e che nel nostro paese continuano a mancare».

Com’è cambiata la gestione dei crimini negli ultimi vent’anni?
«Moltissimo, la tecnologia e la scienza ci aiutano moltissimo. è migliorato anche l’accesso ai dati che prima era disordinato. Proprio perché abbiamo a disposizione delle nuove tecniche, in alcuni casi miracolose, dobbiamo migliorarci nel coordinamento degli interventi».

C’è un episodio che rispetto ad altri ricorda con più turbamento?
«Il sequestro e l’omicidio del piccolo Tommaso Onofri, sia per l’età del piccolo che per le modalità: si è vista la faccia peggiore del male».

La Polizia locale chiede di essere equiparata, anche a livello legale, alle altre forze dell’ordine: cosa ne pensa?
«La dimensione che hanno assunto impone un’entrata come forza di polizia a tutti gli effetti. Poi ci dovranno essere delle divisioni dei compiti con le altre forze dell’ordine, assegnando competenze specifiche».