«Ora i genitori ci vogliono più bene»

Enrico Galliano racconta i giorni del lockdown, il rapporto con i ragazzi ed i genitori, le difficoltà della didattica a distanza e le preoccupazioni per la ripresa.

Insegnante di lettere, inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia dal sito Masterprof. it, ha creato la webserie Cose da prof che ha superato i dieci milioni di visualizzazioni su Facebook. Collabora con il portale per gli studenti ScuolaZoo. Ha curato un programma su Rai Gulp durante il lockdown. È scrittore di successo: a Jesolo ha presentato il suo ultimo libro “Dormi stanotte sul mio cuore”.

Com’è stato insegnare a distanza?
«Sulle prime ho pensato: io faccio video didattici dal 2012, spiegando la storia, la grammatica e la letteratura, e pensavo di poterlo fare a occhi chiusi. Poi, quando ho iniziato, mi sono subito accorto che non funzionava, non “arrivavo” dall’altra parte. Mancava qualcosa di importante, mancava l’essenziale, che era il rapporto, il contatto umano, lo sguardo, la pacca sulla spalla. Quindi mi sono trovato più spiazzato degli altri».

Una volta hai detto che la didattica a distanza non è insegnare, è istruire: cosa significa?
«Quello è stato l’effetto del trauma iniziale. Dopo ho imparato che qualcosa si riesce a fare. Certo, è frustrante perché, anzitutto, ne perdi tanti di ragazzi, che sono quelli che non hanno i mezzi per seguire le lezioni (vedi l’esempio di tre fratelli con un pc in casa). Poi tante altre. Allo stesso tempo ci sono state anche alcune cose belle, come il salto verso una maggiore familiarità».

Questa situazione ha fatto cambiare il rapporto di voi insegnanti con i genitori?
«Certo. Qualcuno mi ha scritto: non mi ero mai accorta di quanto vi voglio bene, anzi, di quanto vi devo volere bene. I genitori hanno toccato con mano quanto sia un mestiere complicato. Quindi lo annovererei tra le cose positive».

Immaginiamo che si ritorni a scuola: dopo quattro mesi di mancanza di contatto diretto, come sarà il ritrovarsi?
«Io ho paura (ride). Quest’anno ho una prima, l’età in cui c’è il massimo sviluppo. Mi ritroverò ragazzi che a gennaio li vedevo bambinetti e che ora saranno cresciuti in tutto. Comunque sono curioso di vedere cosa succederà, se, come spero, anche se sarà difficile, torneremo a fare lezione come l’abbiamo sempre fatta. Ma temo che la didattica normale andrà avanti ancora per molto (fate tutti gli scongiuri); forse faremo per un po’ una cosa mista».

Nel libro che hai presentato a Jesolo, Dormi stanotte sul mio cuore, un ruolo importante lo recita la maestra Margherita. Perché?
«È un libro che ho voluto dedicare a tutti i maestri. Perché, se siamo quello che siamo, lo dobbiamo a quello che i nostri maestri ci tirano fuori, nel bene e nel male. Nel mio caso io devo molto alla mia maestra delle elementari, Maria Preso, alla mia prof di lettere delle medie, Loretta Marchi, e a un altro prof che ho avuto all’università, Umberto Galimberti. Sono fermamente convinto che, senza questi maestri, non sarei qua. I maestri hanno il potere di deviare le nostre vite o verso la bellezza, verso la luce, oppure possono farci fare l’altra strada».

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