Rabbino Capo Daniel Elyahou Touitou – Channukkah, «Questi sono giorni di gioia»

Quando si scontrano la Luce e il Buio la vittoria della Luce è piuttosto facile perché il contrasto è ovvio e la Luce riesce ad allontanare il Buio, come dice il detto chassidico: «un po’ di luce allontana molto buio».

Nel caso della festa di Channukkah accade che in quel tempo si siano scontrate due luci: la luce dell’ebraismo, della Torah, e la luce della filosofia greca classica. Cosa ha fatto la filosofia? Essa ha cercato di rivelare tutto lo scibile sul mondo fisico e sulla realtà astratta (metafisica) attraverso l’indagine intellettuale e il laboratorio empirico, facendo avanzare l’umanità a grandi passi tanto è che la cultura greca è il fondamento della nostra cultura moderna occidentale. La questione è che il divino non entra nel laboratorio, perché in questo campo la filosofia ha immaginato un Dio apatico e impotente. L’ebraismo cosa sa su Dio? Niente, ad eccezione di quanto è stato rivelato ai profeti di Israele attraverso la profezia classica. Quando nel III secolo avanti Era Volgare si incontrano per la prima volta nella storia due culture così brillanti e così differenti entrano in un acerbo conflitto, in un primo momento culturale e successivamente politico, sull’indipendenza politica ed intellettuale del popolo di Israele. Seguendo una forma schematica quello di quegli anni fu una guerra tra il bello ed il vero, tra l’estetica greca e la verità ebraica, tra il sacro e il profano.

Le guerra durò cinque anni, fino a che, nel 164 avanti Era Volgare, i Maccabei vincono e purificano il Tempio di Gerusalemme. Per ricordare questi miracolosi eventi i saggi del popolo ebraico hanno codificato una festa che prende il nome di Channukkàh (letteralmente “inaugurazione”), in riferimento agli otto giorni che si resero necessari all’inaugurazione e consacrazione del Tempio di Gerusalemme. Questi sono giorni di gioia; infatti, nelle sinagoghe viene letta una composizione di Salmi di Lode, mentre, invece, in tutte le case ebraiche si accende una candela per ognuna delle otto sere sulla channukkiyah, candelabro da otto braccia, fino a giungere a completare l’accensione degli otto lumi dell’ultima sera. La festa di Channukkàh cade sempre nel mese di dicembre (per essere più precisi, nel mese ebraico di Kislev), il mese più buio del calendario, richiamando, nella stessa simbologia, il tentativo di schiarire, attraverso la luce della Torah, l’oscurità che ci circonda. La festa rimane per il popolo ebraico un ricordo del proprio amore per la propria indipendenza e per la propria terra, così come per la propria cultura.

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