Stefano Baldini

Quell’oro che lo ha reso eterno

Il re della maratona. O più semplicemente il simbolo dell’atletica italiana. Lui è Stefano Baldini, ex maratoneta e mezzofondista italiano, campione olimpico di maratona ad Atene 2004 e due volte campione europeo (1998 e 2006). Attuale direttore tecnico allo sviluppo del settore giovanile della Nazionale italiana di atletica, sabato 9 e domenica 10 giugno era a Jesolo per seguire i suoi ragazzi ai Campionati del Mediterraneo U23: positivo, alla fine, il bilancio dell’Italia che tra le 25 nazioni in gara ha ottenuto 37 medaglie, 13 ori, 15 argenti e 9 bronzi.

Cosa ricorda della sua medaglia olimpica?
«Delle emozioni intese: tagliare il traguardo di Atene è la cosa più bella che un atleta possa desiderare e realizzare. Una volta realizzato quanto successo ho deciso di rimanere nel mondo dell’atletica per dare il mio contributo a questo movimento. Da subito si è prospettata la possibilità di lavorare con il settore giovanile».

Dopo la medaglia d’oro come è cambiata la sia vita?
«Non è cambiata più di tanto. Forse è meglio fare l’atleta perché si rimane più stanziali mentre adesso faccio una vita itinerante, in ogni caso è sempre bello: continuo a vedere gare e incontro giovani. Incontro gente dell’atletica che esprime grandi valori che dobbiamo confermare già ai Campionati europei di agosto a Berlino per arrivare a Tokyo 2020».

Qual è lo stato di salute atletica italiana?
«Ci sono dei segnali molto confortanti, sia per alcuni big che si stanno confermando ma anche per dei giovani che si stanno affermando a livello internazionale».

Eventi come quello di Jesolo fanno bene al movimento?
«Noi abbiamo bisogno di far lavorare i nostri ragazzi che hanno 20 e 21 anni. Si tratta di un’età critica nella quale spesso ci si interroga sull’opportunità di continuare con lo sport oppure se prendere altre strade. Ben vengano queste occasioni di confronto con i paesi stranieri, nel caso specifico con Spagna e Francia, che hanno nazionali competitive come la nostra, perché permettono di alzare l’asticella e di trovare il palcoscenico adeguato».

Cosa consiglia a chi vuole avvicinarsi all’atletica?
«Di provare più specialità, sia a livello individuale ma anche di fare anche dei percorsi di squadra perché nel campo alla fine si rappresenta un gruppo. Questa poi è una zona molto fertile perché a livello di impiantistica e di persone ha pochi eguali in Italia».

Tra le criticità emerse nell’atletica internazionale c’è quella del doping.
«è un modo sporco per cercare la vittoria e che non regala alcuna soddisfazione. I ragazzi ne sono consapevoli: tutto quello che ti costruisci giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento è la soddisfazione più gande».

Dove andrà in vacanza?
«Concluderò i miei impegni il 12 agosto con la fine dei Campionati Europei di Berlino. Tornerò al mare con la mia famiglia nei miei posti, Jesolo è uno di quelli: sono già venuto nel 2016 e nel 2015».

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