Syusy Blady

Ha girato in lungo e in largo per il mondo, spesso con Patrizio Roversi. Una tappa l’ha fatta a San Donà di Piave, dove ha parlato dei misteri che ha incontrato nel corso dei suoi viaggi. Insomma, i suoi viaggi, citando il titolo del suo ultimo libro, raccontano tutta un’altra storia. Di continente in continente, Syusy ha inseguito il divino femminile, ha indagato la mappatura del mondo (più antica di quanto pensiamo), è andata al fondo di miti e simboli (come la lupa che allatta i gemelli, che non è una invenzione romana), ha riletto la scoperta dell’America al di là di ogni ipocrisia coloniale.

È un libro che non finisce, visto che dà la possibilità di collegarti a dei link.
«Sì, ogni argomento ha dei link multimediali, il giro del mondo in ottanta video (anzi di più), che si possono vedere andando su una pagina web raggiungibili attraverso i riferimenti tracciati a fondo libro. Si può dire che è un viaggio nel viaggio».

Ottanta sono i video, un tesoretto di cultura.
«L’idea era un po’ quella di mettere sul campo la mia esperienza del mondo fatta sul campo e riportata attraverso una quantità nutrita di dati, filmati, informazioni, aneddoti, prove. Un materiale sicuramente interessante messo a disposizione di chi lo vuole seguire».

Quali argomenti hai affrontato con questi video?
«Per esempio, se uno vuole vedere come una serie di templi, monoliti, monumenti siano in realtà costruiti su un progetto che vuole rispecchiare le costellazioni riproducendone una mappa in terra, io glielo mostro, tu puoi vedere quello che ho visto io. Questo, secondo me, è molto importante, permette di accompagnare il lettore nei miei viaggi, nelle scoperte, nelle narrazioni».

Patrizio Roversi è la spalla narrante del libro, un interlocutore scettico.
«Lo prendo come fosse un lettore che si pone dinanzi all’argomento in modo distante e che, man mano che si approfondisce, riesce a trovare le vie per interessarsi. è un tentativo continuo, spasmodico, anche divertente, di insinuargli il dubbio. Ho cercato di installargli il virus della conoscenza, della volontà di rileggere la storia, di provare un altro punto di vista, di andare al di là di ciò che si conosce».

Tra gli argomenti che potrebbero generare un po’ di scetticismo, il fatto che dio sarebbe donna.
«Il divino nasce con una valenza femminile. Basta chiedere agli aborigeni australiani o studiare i simboli come il serpente arcobaleno, nella nostra storia poi basta vedere quelle che erano le dee madri del paleolitico e nel neolitico. La creazione è femminile, poi, però, viene sostituita da un dio padre, con la barba e che parla con l’eco… insomma, non c’entra molto con il senso della natura e del diverso».

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