Lorenzo Ambrosin, il sogno a duemila km da casa

Alla fine ce l’ha fatta. A trasformare quella passione, quella voglia costante di gettare una palla dentro ad un canestro, quel farsi applaudire da un palasport gremito, nel suo lavoro.
Lorenzo Lollo Ambrosin oggi è un giocatore di basket professionista. Anche se questo gli è costato il sacrificio, a 19 anni, di prendere il borsone e farsi duemila chilometri per raggiungere Agrigento.
«All’inizio è stato un po’ difficile – ricorda – perché la distanza è tanta, ma ne è valsa la pena».
Lollo è alla sua seconda stagione con la sua prima squadra di A2.
«E sono ancora convinto di avere fatto la scelta giusta: questo è il posto perfetto per migliorare: è un grande ambiente e si sta bene». Play e guardia, Lorenzo ha iniziato quando aveva 6 anni.
«Mio papà mi raccontava che giocava al campetto con gli amici e mia mamma giocava a Netball, uno sport simile al basket che si pratica solo in Inghilterra: mi hanno incuriosito, ho voluto provare e mi è piaciuto subito».

Da quel momento non ha più smesso. Il periodo più difficile?
«Avevo 17 anni, ero alla Reyer e giocavo in due campionati, con le giovanili con la C2; nella finale per la C1 mi sono infortunato al ginocchio. Al ritiro con la A1 mi si è gonfiato. Mi hanno dovuto operare».

La tenacia e la passione per questo sport sono stati più forti e l’anno scorso è arrivata la proposta per una A2.
«è una bella sensazione: fare della tua passione, dello sport di cui ti sei innamorato, il tuo lavoro, è una sensazione molto bella».

Se volessi ringraziare qualcuno per questo tuo percorso?
«Sono tante, ma ne ricordo tre: Massimo Guerra, Cristian Mayer (ora ds ad Agrigento) e Stefano Teso». Tre jesolani che ce l’hanno fatta a giocare nella massima serie. «Ora il mio obiettivo è di cercare di raggiungere il massimo, l’A1 e magari l’Nba. Chissà, magari un giorno a Jesolo ci sarà anche il Lollo Camp».