Michele Bravi ha presentato il suo primo romanzo

Entra in libreria e subito lo stuolo di ragazzine accorse per vederlo, sentirlo, toccarlo, fotografarlo, intonano «Almeno tu rimani fuori, dal mio diario degli errori», ovvero il ritornello tanto sentito nelle radio de Il diario degli errori. Eppure Michele Bravi alla Moderna di San Donà non c’è andato per cantare, ma per presentare il suo primo romanzo. Vincitore di X-Factor nel 2013, quarto a Sanremo 2017, co protagonista di uno dei tormentoni dell’estate 2018, Nero Bali, con Elodie e Guè Pequeno, adesso è diventato scrittore, con Nella vita degli altri (Mondadori). Ecco cosa ha raccontato ai ragazzi accorsi per lui alla Moderna.

«Devo dire che è strano entrare in una libreria e trovare così tanta gente per il mio libro, non era così scontato. Nella vita degli altri era una canzone rimasta là per tanto tempo. Sai, quando inizi a scrivere una canzone hai già idea di cosa vuoi parlare. Con Nella vita degli altri volevo fare una piccola storia, raccontare quanto c’è degli altri nella nostra vita e quanto di noi c’è nella vita degli altri. Però ogni volta che finivo di scrivere, mi accorgevo che erano rimaste fuori delle cose che invece andavano dette per spiegare quello che volevo dire della vita degli altri. Io semplicemente mi sono limitato a continuare a scrivere senza pormi limiti e pensare a quello che sarebbe stato. Direi che mi sono fatto prendere la mano. Scherzi a parte, mi sono poi accorto che respirava meglio nella forma di un romanzo e in questo modo mi sento di avere detto quello che in una canzone di tre minuti non sarei riuscito a esprimere».

Primo libro e dedica – gli viene chiesto – non ad una persona ma ad un sostantivo, empatia.
«Uno mi ha detto: ma non avevi persone a cui dedicare? Io sono molto fissato con le parole. Abbiamo una quantità di lessico infinita. Credo poco ai sinonimi: ogni parola deve avere un significato esatto. Empatia vuol dire proprio vivere assieme a te quel dolore, quella passione, quella felicità. In questo momento storico serve molto l’empatia. Serve anche dal punto di vista sentimentale: creare delle relazioni».

Leggi molto?
«Sì, mi piace pensare come gli altri vedono le cose. Mi piace coltivare la visione degli altri».

Com’è nato il duetto con Cristina d’Avena per i Puffi?
«Cristina è una grande professionista. Mi ha insegnato come si vive con grande entusiasmo con il lavoro che fai. Il fatto che ci sia una voce che racconta la propria infanzia, è un ruolo molto importante. Lei questa cosa la sente come onore. E il fatto che la voce della mia infanzia mi chiami a vivere un pezzo di quella canzone è stato bellissimo».