Divine collaborazioni

Le forme della Natura sono tutte affascinanti, ma alcune sono più curiose di altre. Un esempio è il fenomeno dei “cerchi delle fate”, aree di terreno perfettamente circolari, circondate da ciuffi d’erba. All’esterno di questi cerchi, le piante prosperano; all’interno invece il terreno resta vuoto, senza vegetazione, come si trattasse di un mondo diverso.
Da quarant’anni i ricercatori indagano su questo fenomeno, diff uso nelle zone aride della Namibia e dell’Australia. Sono state formulate tante ipotesi, tuttavia il quadro è rimasto incompleto fi no a poche settimane fa, quando dalle ricerche è arrivato un nuovo punto di vista. Pare che non sia il terreno a impedire alle piante di crescere dentro al cerchio, ma che siano le piante stesse a non volerci crescere, perché preferiscono creare delle strutture sotterranee per mantenere l’acqua nel sottosuolo.
In pratica, anziché competere tra loro per accaparrarsi la poca acqua disponibile, queste piante hanno sviluppato un sistema per crearne un serbatoio da cui tutte possono attingere, senza lottare ma avvalendosi l’una dello sforzo dell’altra. Straordinaria è la corrispondenza della scoperta con le credenze locali: secondo gli anziani namibiani, i cerchi sono le impronte del dio Mukuru, che porta la pioggia e guarisce i malati quando gli spiriti collaborano con lui.
Se gli spiriti non collaborano, Mukuru benedice, ma non può portare niente di concreto: né la pioggia, né la salute. Noi non sappiamo dove sia Dio, né che forma abbia. Ma una cosa è certa: quando più unità collaborano benevolmente tra loro, qualcosa di molto simile a una benedizione si concretizza, nel suolo e nella società. Buon Natale.

Alice Stocco, classe ’86, è cresciuta mangiando liquirizia come Indiana Pipps e sognando di diventare una biologa.

Mamma di una piccola guerriera e di un piccolo simpaticone, ha scritto qualche libro e ha realizzato il sogno di essere davvero biologa. Adesso studia l’ecologia degli ambienti acquatici e, naturalmente, continua a mangiare liquirizia.

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