I pericoli della programmazione

In questo periodo si fa un gran parlare di app: che sia per prenotare il posto in spiaggia o per ricostruire le possibili catene di contagio, gli smartphone e le loro applicazioni sono diventati strumenti irrinunciabili. Il problema è che a volte le app ci fanno arrabbiare, perché non sono come vorremmo. . . e giù di recensioni negative agguerrite. Purtroppo, pochi utilizzatori si rendono conto che dietro a un’applicazione possono esserci anni di lavoro, in cui gli informatici non stanno davanti a un’interfaccia grafi ca colorata e amichevole come quella che tentano di creare per noi, ma scrivono e revisionano righe di testo, chiamate in gergo codice, in linguaggi oscuri. Fate conto che alcuni linguaggi di programmazione hanno nomi tipo C++, Java, PHP… c’è pure Python, che significa pitone, e funziona con una piattaforma che si chiama Anaconda, giusto per far capire che programmare, a volte, è come trovarsi nel covo di implacabili serpenti costrittori. A ciò si aggiunge che tra informatici vige la regola di Golding: “programma come se il tipo che dovrà mantenere il tuo codice fosse un violento psicopatico che sa dove abiti”. Quindi, qualunque programmatore capisce l’irritazione dell’utente se la app non funziona bene, e accetta sempre le osservazioni, se sono costruttive (vabbè, quasi sempre…). Ma prima di scrivere recensioni maleducate, immaginateveli, gli informatici di app create in tutta fretta come quelle rese necessarie dall’emergenza Covid-19: sono lì in penombra, di fronte a un testo contente linguaggio non umano, a riaggiustare i comandi, con l’unico sollievo del caffè in cui affogano l’ansia che il futuro mantenitore del codice possa andare a cercarli a casa, armato. Informatico vittima di recensioni, io a volte sclero anche solo per programmare una funzione per l’analisi multivariata, o per la classificazione di oggetti da immagini satellitari. Se mi trovi al bar, fatti riconoscere, ti prego: ti pago un caffè, come minimo.

Alice Stocco, classe ’86, è cresciuta mangiando liquirizia come Indiana Pipps e sognando di diventare una biologa.

Mamma di una piccola guerriera e di un piccolo simpaticone, ha scritto qualche libro e ha realizzato il sogno di essere davvero biologa. Adesso studia l’ecologia degli ambienti acquatici e, naturalmente, continua a mangiare liquirizia.

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