Il Piave, un fiume, tanti fiumi

“Il Piave è tanti fiumi…”. Me lo disse tanti anni fa un uomo di Cesiomaggiore, e aveva ragione: non solo perché il Piave raccoglie le acque di oltre trenta affluenti, ma anche perché in tratti diversi ha aspetto completamente differente, tanto da non sembrare nemmeno lo stesso fiume.
Questo non dovrebbe sorprendere, in fondo: in natura un fiume libero nasce, corre sopra e sotto la terra, cambia portata e si snoda in meandri e curve, più o meno veloci; a volte erodendo, a volte impaludando, giunge infine al mare con un letto ampio e mutevole, portando acqua, sabbia e vita.

Ma per il Piave le cose sono andate diversamente. Dove vorrebbe essere torrente libero, trova dighe e sbarramenti. Dove chiederebbe di scolpire i sassi e frantumare ghiaia in sabbia si trova quasi all’asciutto, e infine quando avrebbe bisogno di più spazio si trova imbrigliato tra argini alti e immutabili, che tagliano dritto dritto il territorio. C’è sempre da sperare che scorra come fiume paterno, affascinante e gioviale: perché aveva ragione, quell’uomo di Cesiomaggiore. “Il Piave è tanti fiumi… ed è anche tanti errori”.

Alice Stocco, classe ’86, è cresciuta mangiando liquirizia come Indiana Pipps e sognando di diventare una biologa.

Mamma di una piccola guerriera e di un piccolo simpaticone, ha scritto qualche libro e ha realizzato il sogno di essere davvero biologa. Adesso studia l’ecologia degli ambienti acquatici e, naturalmente, continua a mangiare liquirizia.

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