Prima le buone o prima le cattive?

Ci sono notizie buone e notizie cattive. Chissà perché, l’inspiegabile sadismo del genere umano offre più risonanza alle notizie cattive, lasciando in secondo piano quelle buone. È un vero peccato, perché così facendo, in un mondo preoccupato per il SARS-CoV-2, si è annunciato solo sottovoce che un altro virus ha perso una battaglia. Infatti, il più grande focolaio africano di Ebola, una malattia virale con letalità molto alta, è finalmente giunto al termine dopo quasi due anni. La notizia è ottima già di per sé, però racchiude un messaggio ancora più significativo: questa era la decima epidemia di Ebola che si verificava in Congo, ma è stata quella che ha insegnato più cose. Senza dubbio, i nuovi farmaci a disposizione hanno contribuito a fare la differenza. D’altra parte, è emblematico pensare come l’arma considerata vincente, questa volta, sia stata la corretta informazione. Basandosi su metodi comprovati di comunicazione, il governo si è messo a combattere la disinformazione prima ancora che il virus: anziché complicarli, ha semplificato i meccanismi di segnalazione dei contagi; ha responsabilizzato le autorità locali anziché spaventarle; è arrivato persino a sensibilizzare i gruppi di militanti ribelli. Sembrerà riduttivo, ma ha funzionato, dimostrando che le parole giuste sono fondamentali persino per vincere le epidemie. Mostrando al mondo, peraltro, che le notizie buone bisogna dirle, perché potrebbero avere proprio la risposta che si cerca per risolvere le cattive.

Alice Stocco, classe ’86, è cresciuta mangiando liquirizia come Indiana Pipps e sognando di diventare una biologa.

Mamma di una piccola guerriera e di un piccolo simpaticone, ha scritto qualche libro e ha realizzato il sogno di essere davvero biologa. Adesso studia l’ecologia degli ambienti acquatici e, naturalmente, continua a mangiare liquirizia.

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