Una paura molto evoluta

Tra tutte le creature animali, il premio per quelle che ci incutono più paura è conteso tra serpenti e ragni. A volte la paura è così forte che anche solo un’immagine di una serpe su un libro riesce a scatenare il senso di allerta: questo, lo ammetto, è esattamente il mio caso, fieramente ereditato anche da mia figlia. Una mia amica psicologa, Marion, mi ha proposto dei protocolli per estinguere la paura eccessiva dei serpenti, facendomi notare che una biologa non dovrebbe paura di creature timide e, almeno in questa zona del mondo, non pericolose. Mi ero quasi convinta ad ascoltarla e a sottopormi alla desensibilizzazione, ma coincidenza ha voluto che leggessi un articolo che spiegava come, durante l’evoluzione, il sistema visivo dei primati si sia specializzato per distinguere la sagoma degli esseri striscianti, agganciarla a reazioni di allarme e iniziare la fuga per salvarsi la vita.

 

Come se non bastasse, un gruppo di scienziati del Max Planck Institute ha dimostrato che la paura di essi è innata, scritta nel nostro DNA di specie, cosicché il nostro cervello umano li identifichi come pericolosi nemici già quando siamo neonati, prima ancora che si impari ad averne consciamente timore. C’è di più: chi ha molta paura può andarne quasi fiero, perché pare proprio che sia sintomo di una connessione neurale tra sistema attentivo e sistema esecutivo super efficiente. Quindi, Marion, amica mia: ti stimo molto, ma ho appena scoperto che noi timorosi dei serpenti abbiamo un superpotere. Me lo tengo volentieri, anche se mi fa assomigliare a Indiana Jones nei suoi momenti più imbarazzanti… o, come dici tu, a una scimmia urlante in bermuda.

Alice Stocco, classe ’86, è cresciuta mangiando liquirizia come Indiana Pipps e sognando di diventare una biologa.

Mamma di una piccola guerriera e di un piccolo simpaticone, ha scritto qualche libro e ha realizzato il sogno di essere davvero biologa. Adesso studia l’ecologia degli ambienti acquatici e, naturalmente, continua a mangiare liquirizia.

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