«No vedo l’ora de vegner a Jesoeo»

Canal Il Canal, la storia di un “mona” importante
e di un influencer “puito”

Invasi come siamo, ogni giorno, da una valanga di proposte social, di idee web che si spacciano come originali, di improbabili youtuber, ci si chiede se l’universo digitale sia in grado di regalarci ancora qualcosa di fresco, originale, non banale e per nulla volgare, che ci sappia far divertire, ma anche riflettere. Poi cerchi “Canal Il Canal” e trovi la risposta.
Originario di Valdobbiadene, Nicola frequenta l’Accademia di Arte Drammatica a Udine, perché sogna di fare l’attore. Ma non sempre le cose vanno come si spera. Trova un lavoro “normale”, ma nel cassetto rimane quella voglia di mettersi su un palco. Anche se virtuale.

«Ho iniziato a fare dei video per i miei amici, senza velleità, solo per il piacere di farli ridere. Uno sfogo per me, che avevo dovuto abbandonare i sogni di fare l’attore, con la possibilità di potere riutilizzare quell’accento veneto che, per otto anni, ho dovuto mettere da parte. I miei amici erano diventati il mio pubblico».

Hai avuto subito successo.
«All’inizio non avevo la pressione di mantenere la curiosità ed uscivo senza strategie. Erano anche tempi diversi, con Facebook che lanciava personaggi come me con grande facilità; iniziare oggi con lo stesso smalto si farebbe cento volte la fatica che ho dovuto incontrare io.
Diciamo che era un momento buono e Facebook non aveva tutti i limiti di adesso. Però una cosa la voglio dire con orgoglio: non c’è mai stato nulla di calcolato e di improvvisato; ho sempre scritto i miei testi e ho sempre programmato con cura quello che volevo poi uscisse nei video».

Canal Il Canal si fa conoscere grazie ai suoi video ironici, qualche volta irriverenti, altre volte pungenti. Ma anche con le telefonate esilaranti ad alcuni dei più famosi centralini italiani: dall’Expo a Cepu, da Miss Italia alla Volkswagen. E il tutto sempre condito con quelle parole in dialetto veneto, che molto spiegano, più di qualsiasi altra interpretazione.

«Ho avuto tre fortune. La prima: i social premiavano questo tipo di prodotto. La seconda: quando ho iniziato si stava rivalutando l’importanza del dialetto come lingua (e io sono cresciuto con l’idea che il veneto è figo come l’inglese); stava avvenendo un importante cambiamento e la gente si stava impossessando ancora della propria lingua. Terza fortuna: al tempo era facile scherzare, perché avevi a disposizione dei temi che potevi riprendere liberamente; oggi se parli di Covid ti spaccano la testa, se fai battute sugli extracomunitari ti dicono che sei razzista. Devi fare attenzione su tutto».

Ma i tuoi come l’hanno presa questa che è diventata la tua professione?
«I miei genitori mi hanno sempre sorpreso, in positivo: hanno sempre avuto rispetto del mio lavoro, capendo fin dal principio che era una cosa seria. Hanno vissuto i miei pensieri, le mie preoccupazioni, i miei casini… ma mi hanno sempre appoggiato».

Come hai trascorso la quarantena? In quanto artista, anche tu avrai dovuto cambiare molte cose.
«Ho sofferto anch’io, perché mi stavano saltando i lavori, che sono legati agli eventi. Ho cercato di non farmi abbattere e di uscire con dei contenuti, rimanendo al passo con il tempo. E così mi sono inventato il Tg delle buone notizie. Come tutti ero stufo delle notizie brutte di questo periodo, per cui mi sono detto: perché non parlare solo di cose belle? Ma non è mica stato facile, sai, trovarle. Ho anche guardato in internet e ne trovi, ma magari non che riguardano l’Italia. E così mi sono fatto aiutare dai follewers. An, in quarantena ho anche fatto un puzzle da mille pezzi. Purtroppo ne ho persi due».

Il Tg delle buone notizie avrà un seguito?
«Direi di sì. Intanto ho fatto solo tre puntate perché, purtroppo, le notizie erano più o meno sempre le stesse. Io, poi, vorrei essere quello che le notizie le va a trovare di persona. Tipo andare a Jesolo e vedere quello che succede».

Tornando al tuo sogno di fare l’attore: tutto quello che stai facendo potrebbe diventare uno spettacolo teatrale?
«Mi piacerebbe tantissimo, ma mi fa tanta paura. Dopo anni che passi ad avere il controllo assoluto di quello che fai, avere un pubblico di fronte, per il quale deve valere solo il “buona la prima”, un po’ mi terrorizza. Diciamo che lo farò quando troverò l’autore giusto che farà per me una cosa veramente figa. Al momento non mi sento ancora pronto a scrivere di teatro».

Hai anche una manager…
«No, ti correggo: ho una monager. Da due anni ho con me una socia, ma mi vergogno a dire che ho la manager. Siccome sono un mona importante, la chiamo “monager”. Mi fa sentire più a mio agio».
Quale il video che ricordi più volentieri?
«Zio, Ken. In assoluto. Per chi non lo ricordasse, è la parodia dell’installazione artistica temporanea dell’artista Christo, sul lago d’Iseo».

Quando torni a Jesolo?
«Non vedo l’ora de vegner à Jesoeo. Tra l’altro quest’anno non ho nessuna intenzione di uscire dal Veneto. Quindi faccio appello a tutti perché facciano vacanza da noi, a cominciare da Jesolo. Aiutiamo la nostra gente, che ne ha bisogno».

Nicola, ultima cosa: prosecco o spritz?
«Di solito alterno. Ma anche uno spritz bianco va bene».

Soppressa o mortadella?
«Soppressa naturalmente: la magno de gusto».

Carta d’identità
Età: 33 anni
Residente: Soligo (TV)
Professione: influencer
e “mona” importante

di Fabrizio Cibin

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