Il paradosso del lampione

La vita non è una strada totalmente in discesa. Capita spesso che sia costellata di imprevisti, ostacoli, prove, momenti particolarmente difficili che ci colgono in fallo e che ci fanno soffrire. Ma è proprio davanti a queste difficoltà che impariamo a reagire e forgiamo il nostro carattere. “La felicità non dipende dalla mancanza di problemi, ma dalla capacità di affrontarli” aff erma Steve Maraboli. Non possiamo evitare che sorgano complicazioni, conflitti e problemi, ma possiamo scegliere che impatto avranno sulla nostra vita. Il modo con il quale affrontiamo una difficoltà può renderci più forti o, al contrario, destabilizzarci completamente. In genere, quando ci troviamo di fronte ad un problema ricorriamo spesso a delle vecchie strategie, che non sono sempre le più efficaci. Preferiamo ripetere delle soluzioni sbagliate piuttosto che provare qualcosa di nuovo, semplicemente perché ci sentiamo a nostro agio con ciò che risulta familiare e l’incertezza ci spaventa. Il problema è che una volta che adottiamo alcuni modelli di pensiero e che aderiamo a determinate credenze, ci sarà molto difficile sbarazzarcene. Così, alla fine, finiamo per vivere in un universo di possibilità molto limitate rispetto a quello che avremmo potuto ottenere, imparare o fare. In tal caso, il rischio che si corre è di restare intrappolati in un circolo vizioso e di diventare vittime di ciò che viene definito come il PARADOSSO DEL LAMPIONE. Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa abbia perduto. “La mia chiave” – risponde l’uomo ed entrambi si mettono a cercarla. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto chiede all’uomo ubriaco se è proprio sicuro di averla persa lì. L’altro risponde: “No, non l’ho persa qui, ma là dietro. Solo che là è troppo buio”. Questa bizzarra storia mostra come siamo prigionieri dei “lampioni” che abbiamo nella nostra mente e di come tendiamo a cercare le soluzioni ai nuovi problemi sempre nello stesso modo e mai oltre la zona illuminata dal nostro lampione, ovvero verso terreni inesplorati della nostra mente.

Ma cosa significa risolvere i problemi? Quando ci rendiamo conto che c’è qualcosa che ci impedisce di raggiungere il nostro obiettivo o disturba la nostra stabilità, ci sentiamo male, ci sentiamo frustrati e arrabbiati. Tuttavia, tali emozioni non solo ci fanno sentire peggio, ma influenzano anche il nostro giudizio e la nostra capacità di trovare una buona soluzione. Considerare i problemi come semplici ostacoli implica una visione molto ristretta, che non facilita lo sviluppo personale. Invece, capire i problemi come qualcosa da superare, come SFIDE che ci aiutano a trasformarci, comporta un cambiamento radicale nel modo in cui vediamo e affrontiamo il mondo. I problemi non sono fattori esterni, ma dicono sempre qualcosa di noi, i problemi non esistono al di fuori di ciò che siamo. Infatti, ciò che in alcune fasi della vita ci può sembrare un problema di proporzioni gigantesche, perché non abbiamo le risorse psicologiche per affrontarlo, in futuro si può trasformare addirittura in una situazione che ci fa sorridere. Superare un problema significa non solo risolverlo, ma anche imparare la lezione. Non si tratta semplicemente di voltare pagina, ma integrarla nella nostra storia, dare un senso a ciò che è accaduto e incorporarlo nella nostra esperienza di vita. In questo modo ci arricchiamo come persone. Pertanto, è meno probabile che torneremo a inciampare due volte nella stessa pietra, perché abbiamo acquisito un quadro molto più completo della situazione e, quindi, dei fattori che ci hanno condotto ad essa.

È una psicologa clinica, psicoterapeuta sistemico – relazionale, mediatore familiare e terapeuta E.M.D.R. Svolge la libera professione presso il poliambulatorio POLIMEDICA, oltre all’attività di consulenza e terapia rivolta al singolo, coppia e famiglia, si occupa di formazione in collaborazione con Enti pubblici e privati. Si occupa anche di supervisione e coordinamento di strutture per l’infanzia 0-6 anni.

Per scrivere a Petra Visentin:
petravisentin@gmail.com

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