Il valore dell’attesa

Nell’epoca della velocità e del tutto e subito, l’attesa è una delle condizioni vissute con maggior disagio. Oggi non si riconosce più alcun valore alla pazienza, nonostante essa sia essenziale nei rapporti interpersonali e di grande efficacia nella quotidianità.

È chiaro che ogni situazione è a sé, ovvero ci sono circostanze in cui il disagio è comprensibile poiché l’attesa è legata ad eventi dolorosi, come la malattia o l’esito di un esame diagnostico, ma spesso si vivono con insofferenza anche momenti di routine quotidiana (una fila d’attesa che si protrae, l’esito di un colloquio lavorativo che tarda ad arrivare, il computer che non si avvia o il traffico per andare a lavoro) in cui piuttosto che lasciarsi dominare dall’ansia e dal nervosismo, potrebbe essere utile approcciarsi a quella pausa in maniera diversa, cogliendola come un’opportunità per osservarsi, ascoltarsi e scoprire, delle volte, aspetti di sé che non saremmo riusciti a vedere in preda all’impazienza e all’agitazione. In questi casi, il segreto sta nella capacità di resistere alla tentazione di riempire a tutti i costi il vuoto che quell’attesa comporta.

Fermarsi non vuol dire non muoversi, ma muoversi meglio, poiché anche un’attesa apparentemente fastidiosa può favorire una riflessione utile ad un nostro miglioramento.
Abbiamo trasformato la società in un mondo di Adesso dove non riusciamo ad aspettare fino a domani. Sembra che tutto ci incalzi per risolvere subito ogni cosa, facendo tutto adesso e senza impiegare del tempo per pensare, quasi come a liberarci di un’ansia che ci opprime.

Parliamo o inviamo messaggi mentre camminiamo, mentre guidiamo o persino mentre beviamo un caffè in compagnia, perché nessuno ci ha insegnato ad aspettare. La tecnologia, inoltre, va in supporto del concetto di Adesso; di fatto siamo in costante comunicazione con chiunque, rintracciabili in ogni momento, senza riuscire a trovare mai del tempo per disconnetterci e stare da soli con noi stessi. Nel tentativo di anticipare il domani, non facciamo altro che perderci il presente. L’incapacità di attendere, a cui spesso fa seguito il continuo passare da un’esperienza all’atra, in genere cela un problema di fondo ossia la tendenza ad annoiarsi facilmente in ambiti diversi: relazioni affettive, hobby, lavoro, …

Il risultato della noia facile è un senso di insoddisfazione generale che spinge a cercare cose ed emozioni sempre nuove, in un circolo vizioso fatto di entusiasmi appena assaporati e ricerca affannosa del nuovo. Il saper aspettare è, quindi, una virtù che premia la personalità di chi la possiede, ragione per cui sarebbe bene coltivarla e alimentarla sin dall’infanzia. Il presupposto di base è rinunciare alla pretesa di ottenere tutto e subito. Ma come?

• Attribuendo valore al presente
• Ponendosi obiettivi realistici
• Concedendosi una seconda possibilità
• Allenandosi a prendere le cose con la giusta calma
• Pianificando

Essere pazienti significa saper aspettare l’arrivo di opportunità. Vuol dire anche saperne godere nel momento in cui accadono, né prima né dopo. Essere pazienti vuol dire osservare la vita e apprendere da essa, assecondando il suo ritmo naturale. Lo psicoanalista Masud R. Khan, in Trasgressioni, scrive: «Colui che attende trova. La non attesa garantisce la non scoperta». A voi, la facoltà di scegliere!

È una psicologa clinica, psicoterapeuta sistemico – relazionale, mediatore familiare e terapeuta E.M.D.R. Svolge la libera professione presso il poliambulatorio POLIMEDICA, oltre all’attività di consulenza e terapia rivolta al singolo, coppia e famiglia, si occupa di formazione in collaborazione con Enti pubblici e privati. Si occupa anche di supervisione e coordinamento di strutture per l’infanzia 0-6 anni.

Per scrivere a Petra Visentin:
petravisentin@gmail.com

X