La fragilità diventa forza

Viviamo in un mondo in cui la forza sembra essere un VALORE ASSOLUTO. Nelle diverse fasi della vita ci troviamo così a cercare di essere bravi studenti o studentesse, bravi lavoratori o lavoratrici, bravi compagni o compagne e quanto più siamo bravi tanto più siamo forti, tanto più ci sentiamo validi, accettati e amabili.

E se falliamo? Qui sorgono i problemi: fallire non è contemplato e, se succede, la catastrofe per la nostra autostima, per la considerazione di noi stessi e per l’immagine positiva, è dietro l’angolo. Tuttavia, la fragilità fa parte della vita di tutti e, prima o poi, si ritaglia uno spazio per emergere e avvolgere chiunque in qualsiasi momento. Sebbene sia comunemente sinonimo di debolezza, essa nasconde una realtà ben diversa e dimenticata dalla società moderna.

Siamo tutti uomini “di vetro“, come scrive lo psichiatra Andreoli: “La fragilità di un vetro pregiato di Murano o di un cristallo di Boemia, bello, elegante, ma basta poco perché si frantumi e si trasformi in frammenti inservibili”. Ed è proprio questo essere di vetro, fragili e delicati a renderci speciali. In genere, temiamo la nostra fragilità, ci sembra un pericolo e spesso ce ne difendiamo, eppure è una risorsa preziosa che apre la strada dell’autenticità e della compassione. La sensazione, per esempio, di non valere, di non essere abbastanza bravo, bello, intelligente, in definitiva di non essere abbastanza, è un sentimento che tutti abbiamo provato, contro il quale ciascuno di noi, a modo suo, in qualche momento della sua vita, ha combattuto.

Il timore di dimostraci fragili, di perdere il sostegno di chi ci circonda e rimanere soli, è un sentimento comune. Queste emozioni, questi timori ci rendono vulnerabili, e di solito ce ne vergogniamo perché ci sentiamo fragili e indifesi. Eppure spesso impariamo proprio dalle avversità e apprendiamo le migliori lezioni nel momento in cui accettiamo gli ostacoli che la vita ci mette davanti e abbassiamo le nostre difese. Pensiamo, per esempio, alla storia di alcuni personaggi famosi, inizialmente definiti incapaci e senza futuro per le loro fragilità; ballerini come Fred Astaire, cantanti come Caruso, artisti come Rodin, letterati come Lev Tolstoj e Kipling, scienziati e studiosi come Albert Einstein, hanno fatto la storia trasformando le loro stesse fragilità in risorse.

Bisogna avere il CORAGGIO DI ESSERE IMPERFETTI, di accettarsi per ciò che si è e di accettare la propria vulnerabilità. Accettare di essere vulnerabili, in fondo, è accettare di essere vivi. Di poter sbagliare e di poter rincominciare da capo, senza che questo diventi un dramma. Perché sopprimere i sentimenti negativi semplicemente non è possibile: questi torneranno, sotto altri volti e altri nomi: ansia, attacchi di panico, depressione… Se cercheremo di soffocarli, torneranno ingigantiti, fino al punto che sembrerà esistano solo questi e nient’altro. Perciò apriamoci a ciò che sentiamo dentro di noi.

Lasciamoci andare alle emozioni, apriamoci agli altri e a noi stessi. Ritroviamo dentro di noi il coraggio di sbagliare e di rincominciare, proprio come sapevamo fare da bambini, prima che “l’educazione”ci trasformasse. Ricordiamoci che siamo ANCHE le nostre fragilità e, sono spesso quelle, che più parlano di noi. Possiamo farle diventare la catena che ci lega al muro o la maschera che ci nasconde oppure capire che sono parte di noi, affrontarle, accettarle e trasformarle. La vita è fatta di cambiamenti e difficoltà, ma anche di pause dolcissime e incontri straordinari, il migliore è certamente quello che facciamo con noi stessi. Concludo invitandovi a leggere la storia delle due anfore di Bruno Ferrero che sottolinea come le imperfezioni sono la “differenza” e la “bellezza” di ognuno.

Petra Visentin è una psicologa clinica, psicoterapeuta sistemico – relazionale, mediatore familiare e terapeuta E.M.D.R. Svolge la libera professione presso il poliambulatorio POLI-MEDICA e lo studio INTELLIGERE a Torre di Mosto, oltre all’attività di consulenza e terapia rivolta al singolo, coppia e famiglia, si occupa di formazione in collaborazione con Enti pubblici e privati. Si occupa anche di supervisione e coordinamento di strutture per l’infanzia 0-6 anni.

Per scrivere a Petra Visentin: v
petravisentin@gmail.com